I Ricchi e Poveri cantano. Di Maio e Salvini invece stonano sulle nostre tasse

martedì 9 aprile 6:00 - di Francesco Storace

Meglio le canzoni dei Ricchi e Poveri o i cantastorie sulla flat tax? Da ieri ci sentiamo ancora più presi in giro dal governo gialloverde, con Di Maio e Salvini impegnati a mitragliarci con le più fantasiose teorie in materia fiscale. “Tu vuoi favorire i ricchi”. “E tu pensi solo ai poveri”. Poveri, lo saremo sempre di più se continuerete così nella disputa elettorale.
A 50 giorni dalle europee si aprono i fuochi con le sparatorie davanti all’agenzia delle entrate. I vicepremier stonano dopo aver perso un anno a inseguire il reddito di cittadinanza. Adesso, solo adesso, scoprono la virtù della riduzione delle tasse e marciano a cori contrapposti sulle misure da adottare. Ce ne sarebbe intanto una, immediata e a costo zero per lo Stato: la tassazione del 15% sui redditi incrementali, ovvero sul guadagno da un anno all’altro. Ma è di Giorgia Meloni, come ha ricordato il capogruppo di Fdi al Senato Luca Ciriani. E come documenta la mozione presentata alla Camera con la prima firma di Francesco Lollobrigida. Quindi non è piaciuta né a Di Maio né a Salvini. Che adesso si inventano la lite prelettorale sulle tasse.

La Nutella che fa dimagrire

Applausi e indignazione. Anzitutto per il pentastellato, che in realtà le tasse ai ricchi non le vuole far pagare, ma non se ne rende conto. Di Maio parla a sua insaputa.
La progressività della flat tax è come una vodka analcolica, una curva dritta, una Nutella che fa dimagrire. Non esiste. Perché – altro che tassa per i ricchi – serve ad incentivare chi non vuole paga tasse troppo alte. Se le fai pagare al 15%, non ci sarà uno solo disponibile a rischiare il carcere pur di non fare il proprio dovere. No, Di Maio studia la progressività…

Una commedia. E delle peggiori

L’altro, Salvini, prima fa la faccia feroce, poi si acconcia. L’ammuina. Pure lui chino sui libri. “Stiamo studiando la tassa piatta fino ad un reddito familiare di 50mila euro. Dall’anno prossimo studieremo la soglia al di sotto della quale inizieremo a sperimentarla”. Per carità, pagare il 15% per chi viaggia su una tassazione che ti strangola può andare bene. Ma qual è il vantaggio per l’erario se quelli che ne guadagnano di più non hanno alcun beneficio fiscale? Avremo meno soldi e meno contribuenti. Dice il portiere di casa: “Ma io sono contento”. Sbagli, perché non faranno nulla proprio perché entrerebbero meno quattrini di adesso. E come lo pagano il reddito di cittadinanza se non ci sono i soldi di quelli che pagano le tasse?
Insomma, una commedia e delle peggiori. Perché è sulla pelle di tutti.
Ci sarebbe stato il tempo – e anche i quattrini – per ridurre le tasse con la prima manovra di bilancio. Invece, l’Italia è andata a farsi schiaffeggiare in Europa per garantirsi i sussidi da erogare a chi non lavora. Contemporaneamente si è rinunciato alla sviluppo e allo shock fiscale. Una strategia poco lungimirante che ora segna il passo. Perché già lo sappiamo. Si inventeranno un accorcio qualunque da scrivere nel Def, salvo poi smentirsi un minuto dopo le europee. E se il governo cadrà, i cocci dovranno rimetterli a posto altri. I Ricchi e Poveri sono meglio dei cantastorie in lite a palazzo Chigi.

Commenti

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  • Carlo Cervini 9 aprile 2019

    Basta con questa flag tax, tanto sappiamo che questo Erario straccione e ladrone non può rinunciare ad un centesimo d’entrate. Sul lavoro si accontenta di un bel 55% tra cuneo fiscale, Irperf, 2 addizionali, SSN e C. P., sulla persona fisica tra tasse sul reddito, oneri sociali, Iva, accise tasse locali per oltre 24 milioni di contribuenti si va al 62/64%, altro che al 43%, con punte abominevoli del 70/72% per chi intraprende con la Tasi sui beni strumentali e l’Irap. Per molto meno la famiglia dei Medici fu sterminata a Firenze dalle corporazioni quando la pressione fiscale reale superò il 50%……………..e giustamente in Italia dovrà finire così prima o poi.

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