Huawei, l’intelligence britannica boccia le tecnologie tlc per le reti 5G: roba scadente

lunedì 8 aprile 17:14 - di Paolo Lami
La sede della GCHQ, l'agenzia di intelligence cibernetica britannica che ha boccato la tecnologia radio Huawei nelle reti 5G di prossima generazione considerandola scadente

Anche l’Agenzia governativa britannica per le Comunicazioni boccia, senza appello, Huawei, il colosso cinese della tecnologia fondato dall’imprenditore Ren Zhengfei e inviso agli Stati Uniti che gli hanno dichiarato una guerra commerciale senza quartiere.

Ma, al contrario del partner statunitense, che ne fa una questione di sicurezza, sostenendo che il materiale Huawei, specializzata nello sviluppo di prodotti, sistemi e soluzioni di rete e telecomunicazioni, potrebbe  essere utilizzato dal governo cinese per fare spionaggio, l’intelligence cibernetica della Gran Bretagna ritiene che il problema maggiore – magari non l’unico – sia la qualità scadente della tecnologia.

Dalla loro avveniristica sede a forma di astronave interstellare in perfetto stile Star Trek, sprofondata nella verdissima campagna inglese della città termale di Cheltenham, a nord-est di Gloucester, nel cuore dell’Inghilterra, gli analisti del Gchq, controllano la sicurezza di tutto il traffico telematico della Gran Bretagna e mondiale – anche nell’ambito del progetto Echelon – a caccia di terroristi e minacce di vario genere sul web e sull’etere in chiave di spionaggio e controspionaggio. Fanno quella che  tecnicamente si definisce attività Sigint, SIGnals INTelligencespionaggio di segnali elettromagnetici, l’attività di raccolta di informazioni attraverso l’intercettazione e l’analisi di segnali.
Un lavoro fondamentale da sempre – il Government Communications Headquarters gestì, fra l’altro, il cosiddetto Progetto Enigma negli anni della seconda guerra mondiale – ma divenuto ancor più centrale con la prospettiva, sempre più concreta, di quanto mai probabili attacchi cibernetici alle infrastrutture vitali dei Paesi.

E dunque il parere di questi signori è tenuto in grandissima considerazione dal governo britannico che ha raccolto il grido d’allarme, compassato come sanno essere gli inglesi ma, comunque, concreto, del Direttore tecnologia del Centro nazionale per la cyber sicurezza in Gran Bretagna, il GCHQ, appunto, Ian Levy il quale ha spiegato perché c’è la possibilità di una «esclusione di natura geografica» per le componenti Huawei che, altrimenti, rischiano di essere integrate nello sviluppo di reti di nuova generazione G5.

Il problema di Huawei, ci ha tenuto a precisare Levy, non è quello della sicurezza in particolare, o di «pratiche negative da parte del governo cinese», ma che tali sistemi sono «scadenti». E già questo basterebbe a far infuriare i cinesi di Huawei.
Ma il Direttore tecnologia del Centro nazionale per la cyber sicurezza in Gran Bretagna ci va ancora più pesante. E sostiene che «la sicurezza di Huawei è come tutto il resto, fanno ingegneria come se fossero negli anni 2000, molto molto scadente».

Ai microfoni della Bbc, Ian Levy ci tiene, tuttavia, a precisare che quando si tratta di dati sensibili «non sono le reti a proteggerti, sei tu che lo devi fare». Come dire: il problema della sicurezza di Huawei è relativo se, poi, c’è chi non è, comunque, in grado di proteggersi.

Informazioni sensibili «di società o governi o della Difesa sono criptate in modo indipendente dalla rete» su cui vengono trasmesse, ricorda il dirigente di Gchq.
«Non abbiamo trovato nulla che ci potesse dare fiducia che il programma di trasformazione porterà i risultati che loro anticipano», ha aggiunto Levy riferendosi al finanziamento di oltre due miliardi di dollari assicurato da Huawei a un programma di trasformazione con l’obiettivo di risolvere i problemi tecnologici denunciati.
Di qui l’ipotesi di «restrinzioni geografiche» per i prodotti della società cinese, per fare in modo che «non ci siano componenti radio Huawei a Westminster», cioè la sede del Parlamento britannico. A breve la decisione del governo.

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