Giavazzi: “Il governo non si illuda, sarà questa Commissione Ue a dare le pagelle alla manovra”

venerdì 12 aprile 13:00 - di Redazione

La partita ancora aperta sulla Brexit, con il rinvio della dead-line al 31 ottobre concessa dalla Commissione Ue a Londra voluto soprattutto da Macron, si incrocia con le prossime scadenze dei vertici di Bruxelles (l’elezione del successore di Jean-Claude Juncker e di Pierre Moscovici, l’antitaliano per eccellenza) e avrà pesanti ripercussioni sulle economie degli Stati membri. Ne è convinto Francesco Giavazzi, che dalle pagine del Corriere della Sera nell’editoriale dal titolo “Stretti tra Brexit e Macron” fa due conti e mette in guardia il governo dall’illusione di potersi confrontare dopo il voto di maggio con un’Europa nuova e più amica. Sarà la Commissione “matrigna” ancora in carica a dare i voti alla manovra d’autunno.

Commissione Ue, il dopo-Juncker può aspettare

Le scelte cruciali per i nuovi equilibri europei, la successione del presidente della Commissione Ue, del presidente del Consiglio europeo e dell’Alto commissario per la politica estera, posizione oggi ricoperta da Federica Mogherini, non avverranno prima dell’autunno, quando sarà scaduto l’ultimatum al Regno Unito e si saprà con certezza se è dentro o fuori dall’Europa. Il calendario europeo, insomma, è eloquente – osserva l’economista –  «sarà la Commissione uscente ha dare i voti ai bilanci dei paesi membri. Attorno a novembre, una volta designato, il successore di Jean-Claude Juncker avvierà le consultazioni per la scelta dei commissari. È quindi improbabile che la nuova Commissione inizi a lavorare prima di Natale. Ciò significa –  avverte Giavazzi  – che le leggi di bilancio che i Paesi dell’Ue devono inviare a Bruxelles entro il 15 ottobre saranno valutate dalla Commissione oggi in carica, con buona pace di chi nel nostro governo sperava di potersi liberare del Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Come se  – aggiunge velenoso – fossero lui e i suoi colleghi a impedirci di esercitare la nostra sovranità in materia di bilancio pubblico.

«Le idee non si impongono per magia»

La riforma dell’Europa – conclude Giavazzi – richiede tempo e, come detto, la capacità di aggregare un consenso. «Francia e Germania lo stanno facendo, ad esempio in tema di riforma dell’eurozona, con un lavoro di ampio respiro che da anni coinvolge politici, studiosi e funzionari pubblici. Tavoli dai quali abbiamo scelto di escluderci sebbene gli argomenti che vi si discutono, ad esempio l’opportunità di imporre limiti a quanti titoli pubblici le banche possono detenere, siano per noi cruciali. Invece ci affidiamo all’illusione che le nostre idee si impongano “per magia”. E quando ciò non accade chiamiamo l’Europa una “matrigna” distaccandocene ancor più ed altrettanto riducendo la nostra influenza».

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