Gasparri, matrimonio tra Rai e Radio Radicale? Perché no, a patto che sia fatto con la massima trasparenza

6 Apr 2019 14:46 - di Redazione

Il matrimonio tra la Rai e Radio Radicale ”ha un suo fondamento, ma bisogna portare in trasparenza l’ipotesi di accordo perché ci sono delle questioni importanti da approfondire: il valore dell’archivio, il valore delle frequenze, il personale relativamente ai criteri con cui dovrebbe eventualmente essere assorbito e relativamente alla linea editoriale cui deve rispondere”. Maurizio Gasparri (Forza Italia) spiega il suo punto di vita sulla trattativa allo studio di viale Mazzini fra Rai e Radio Radicale nell’imminenza del 21 maggio, data di scadenza della convenzione con il Mise sulle sedute dal Parlamento. In una lunga intervista Gasparri, ex ministro delle Comunicazioni, ricorda la sua personale esperienza in materia e mette a fuoco i nodi da sciogliere e i possibili benefici di una simile prospettiva che, di certo un simile matrimonio eviterebbe ”sovrapposizioni con Gr Parlamento”, per citare un esempio.

‘Mi sono incrociato più volte nella mia vita politica con la questione di Radio radicale – racconta il senatore di Forza Italia -. E ho subìto l’occupazione pacifica di Marco Pannella quando ero ministro delle Comunicazioni. Pannella è rimasto nella mia stanza per tre giorni – racconta Gasparri sorridendo – perché c’era da rinnovare il sostegno a Radio Radicale. Io presi un’altra stanza, perché nei palazzi istituzionali lo spazio non manca, ma alla fine Pannella ottenne il rinnovo”. Detto questo, ”io ho sempre avuto rispetto per Radio Radicale e mi è capitato molte volte di cercare i miei interventi in convegni cui ho partecipato che, naturalmente, ho trovato nell’archivio di Radio Radicale. Sono, quindi, convinto dell’utilità dell’archivio di Radio Radicale. Tutto materiale che, a quel punto, diventerebbe materiale della Repubblica: processi e soprattutto dibattiti politici, visto che quelli parlamentari sono già tracciati. Senza dubbio, quindi, l’archivio di Radio Radicale ha un valore ed è giusto che questo patrimonio possa essere acquisito in una dimensione pubblica, ma quanto vale? Questo va portato in trasparenza”. ”C’è poi la questione del canale istituzionale – evidenzia Gasparri – che la Rai deve fare secondo il Contratto di Servizio. Già in passato cercarono di infilare in questo eventuale canale istituzionale tutta la roba di Rai Parlamento, ma già allora cercai di spiegare che doveva rimanere nei canali generalisti, come accade ora per la rubrica di Rai Parlamento che deve restare nei canali generalisti. Altro è tutto quello che si aggiunge. Oggi poi la Rai, con il digitale, ha più canali che contenuti sia nella radio sia nella televisione. Canali che hanno un numero limitato di spettatori, ma che la Rai ha. Perché allora io a volte devo vedere su Sky i canali Senato e Camera che vengono rilanciati sulla piattaforma? E perché invece questo non lo fa la Rai sui propri canali minori? Ci sono, quindi, una serie di questioni che si possono intrecciare fra Radio Radicale e Rai”.

Poi c’è il tema delle frequenze. ”Sono abbastanza grande per ricordare – dice Gasparri – che nel 1999 i Radicali fecero la campagna Emma for President. Una campagna virtuale perché il presidente non lo eleggevano i cittadini ma il Parlamento, come è sempre stato. La campagna, infatti, serviva a qualcos’altro, a quella vera per le elezioni europee dove i Radicali presero il massimo storico. Allora gli spot si potevano fare e i loro spot inondarono le tv. I Radicali finanziarono quella campagna elettorale vendendo le frequenze di Radio Radicale 2 (perché all’epoca i Radicali avevano 2 Radio) a Confindustria che grazie a quelle frequenze fondò Radio24 che, infatti, copre tutta l’Italia. Ed ecco il punto: se oggi si fa un accordo fra Rai e Radio Radicale, oltre all’archivio, bisogna porsi il tema delle frequenze capendo con precisione quanto valgono le frequenze di Radio Radicale e cosa serve precisamente a Rai”. ”Poi c’è il tema del personale. Oggi in Rai – si chiede Gasparri – come si entra? O sei un grande direttore o si entra per concorso, per selezione. Come può essere compatibile con le regole che la Rai si è data l’assorbimento di questo personale ? E a quale linea editoriale risponde? Finora – osserva Gasparri – abbiamo assistito a un dibattito sentimentale, del tipo salviamo Radio Radicale, che ha il suo impatto emotivo, ma qui occorre parlare di business, di pluralismo, di archivi, di frequenze. Ecco perché l’argomento – ribadisce – va portato in una totale trasparenza e affrontato da gente che conosce storia, logiche e leggi di questo Paese. Il tema ha una sua validità, ma oggi abbiamo masse di ignoranti nella politica. In Rai sono migliori di alcuni neo-politici ma hanno fatto un piano che non entrerà in funzione”.

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 7 Aprile 2019

    Invece di eliminare il comunismo, li facciamo anche sposare? Ma stiamo dando di testa?

  • Luciano Leone 7 Aprile 2019

    Non si vede perché il cosiddetto dovrebbe stringere accordi con la radio di un certo partito politico. Proposta assurda, anche qualora si prescinda da giudizi, fortissimamente negativi, riguardo alle attività dei radicali sempre contrarie alla vita della società ed agli interessi degli Italiani: procurato aborto, droghe, disordini sessuali, invasione islamica mascherata da migrazione.
    Cordiali saluti: Luciano Leone