Foibe, FdI: «L’Italia tolga l’onorificenza a Tito, fu un criminale comunista»

martedì 9 aprile 9:21 - di Massimo Baiocchi

Josip Broz Tito, il sanguinario « maresciallo Tito », è ancor oggi cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, decorato di gran cordone, il titolo onorifico più elevato della Repubblica italiana. «Questa onorificenza va revocata subito». È quanto si legge in una proposta di legge di Fratelli d’Italia (primo firmatario Luca De Carlo e sottoscritta da Meloni, Lollobrigida, Acquaroli, Caretta, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Foti, Maschio, Pettarin, Prisco, Rizzetto, Trancassini, Zucconi).

“Ecco chi fu Tito e di cosa si macchiò”

Nella relazione le motivazioni. «Broz Tito Josip, dal 4 luglio 1941 comandante militare dell’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, promosse la mobilitazione generale per la resistenza contro le truppe italo-tedesche di occupazione ed i loro collaborazionisti, ricoprendo l’incarico tra il 1941 e il 1945 di comandante in capo dell’armata popolare di liberazione della Jugoslavia che era stata sconfitta durante la campagna militare dell’aprile 1941», si legge nella proposta di legge. «Il 1° maggio 1945, la IV armata di Tito entrò a Trieste, anticipando gli angloamericani, e nei giorni seguenti a Gorizia, a Fiume, a Pola e in Istria (province appartenenti all’Italia in maniera internazionalmente riconosciuta per effetto dei Trattati di Rapallo – 1920 e Roma – 1924). in un clima di violenza politico-ideologica: fu emanato l’ordine di eliminare i “fascisti”, intendendo non solo gli elementi legati al fascismo ma anche tutti coloro i quali si opponevano all’annessione della Venezia Giulia al nascente regime comunista di Tito. Le vittime delle foibe non sono definite con certezza ma alcune stime giungono a 10.000 vittime, considerando non solo chi fu scaraventato negli abissi carsici, ma anche coloro i quali morirono nei campi di concentramento jugoslavi, annegati, fucilati ed eliminati dopo crudeli torture, tenendo presente che un migliaio di costoro fu già sterminato dai partigiani comunisti jugoslavi nelle tumultuose giornate successive all’armistizio dell’8 settembre. Questi dati, seppur parziali, inquadrati nel contesto della limitata porzione spaziale e temporale in cui avvennero gli eccidi, della brutalità disumana che li accompagnò, fra stupri, sevizie e torture, dell’esodo di decine di migliaia di istriani, fiumani e dalmati che ne seguì, della rimozione storica durata per anni, contribuirà a far sanguinare ancora per molto tempo quella ferita nazionale chiamata “foibe”».

La proposta di legge e l’onorificenza al criminale comunista

Il 3 ottobre 2011 la Corte costituzionale della Slovenia dichiarò incostituzionale l’intitolazione di una strada di Lubiana a Tito, avvenuta nel 2009, «riconoscendo che avrebbe comportato la glorificazione del suo regime totalitario e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell’uomo avvenute durante il suo regime e che in tempi più recenti l’amministrazione comunale di Zagabria ha tolto dalla toponomastica cittadina l’intitolazione a Tito di una delle principali piazze della capitale croata».
«Ricordiamo invece – scrivono i parlamentari di FdI -à che nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 54 del 2 marzo 1970 veniva pubblicato il decreto di nomina di Broz Tito Josip, Presidente della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia, all’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica italiana – cavaliere di gran croce, decorato di gran cor- done. Nella stessa Gazzetta Ufficiale erano altresì pubblicati l’elenco di 17 personalità jugoslave alle quali risultava conferita l’onorificenza di Cavalieri di gran croce e l’elenco di personalità jugoslave alle quali era stata conferita, rispettivamente, l’onorificenza di grandi ufficiali e di commendatori». La proposta di legge è volta, pertanto, a porre rimedio a questa inaccettabile «distorsione» al fine di consentire la revoca della più alta onorificenza della Repubblica italiana, anche post mortem, qualora l’insignito si sia macchiato di crimini crudeli e contro l’umanità universalmente riconosciuti: un atto che finalmente contribuirebbe a sanare, seppur in parte, la ferita del confine orientale, rendendo il giusto tributo alle migliaia di vittime sulla cui memoria ancora oggi non si è fatta piena giustizia.

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