Disse a un sindacalista: “Sei omosessuale, mi ami, ammetti”. Vittorio Sgarbi assolto: non è reato

venerdì 12 aprile 16:24 - di Redazione

«Dare dell’omosessuale non costituisce reato». Lo ha stabilito la Corte di Cassazione secondo quanto riferisce Vittorio Sgarbi che oggi è stato assolto dell’accusa di aver offeso, tacciando di omosessualità, il sindacalista Gianfranco Cerasoli, allora segretario della Uil Beni culturali. Sgarbi aveva chiesto in vari messaggi al proprio interlocutore se si fosse, per caso, preso una cotta per lui. Ieri è stato assolto dalla Corte di Cassazione “perché il fatto non costituisce reato, ritenendo non offensivo il termine omosessuale da me usato”, riporta il critico d’arte.

«Scrivo semplicemente perché ti interessi tanto di me – riferisce Sgarbi – invece di altre persone su cui la Corte dei Conti fa analoghe richieste. Evidentemente hai un’attenzione morbosa nei miei confronti. Forse manifesta un eccesso d’amore nei miei confronti che io presumo legato anche a una sorta di inclinazione sessuale, questa era la mia ipotesi, che naturalmente non è un’offesa, ognuno può essere gay o no, se Cerasoli ha una propensione per me io posso respingerla».
«Questo era il fatto che aveva indotto i Giudici romani a condannarmi per diffamazione e al risarcimento dei danni in favore del sindacalista – racconta il critico d’arte – il quale, nella querela, aveva rivendicato la propria eterosessualità e spiegato che si era sentito offeso dalle mie dichiarazioni. La Corte di Cassazione mi ha assolto perché il fatto non costituisce reato, ritenendo non offensivo il termine omosessuale da me usato».
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