Di Maio a caccia di fascisti, ma De Vito resta presidente in Campidoglio

domenica 7 aprile 14:43 - di Il Cavaliere Nero 😎
Virginia Raggi e Marcello De Vito

Patetici. Senza dignità. Non pronunciano più una sola parola. In galera c’è uno di loro, Marcello De Vito, ma Di Maio fa la caccia ai fascisti. Si è scordato i ladri. Perché lo hanno buttato fuori – dicono – dal partito, ma quello resta inchiavardato alla poltrona di presidente del Consiglio comunale. Eppure Di Maio è deputato, può entrare in carcere come e quando vuole, può andare in quella cella a pretendere le dimissioni del reprobo. Ma ha paura di restare a mani vuote, perché è stato un pasticcione persino nell’orchestrare l’espulsione di De Vito dal Movimento Cinquestelle. E quello se l’è segnata al dito.

Assenza di dignità

Mentre Di Maio cerca nemici neri, emerge comunque l’imbarazzante assenza di dignità di uno dei massimi esponenti del firmamento pentastellato di Roma. De Vito non è mai stato uno qualunque. E se si ostina, dalla prigione, a non mollare la prima poltrona  dell’assemblea capitolina, ha evidentemente qualche carta che vuole giocare. Contro la Raggi? Contro qualche consigliere che lo ha mollato? Contro lo stesso Di Maio? Vedremo che succederà.

Le paure dei consiglieri comunali

I grillini pensavano di essersi liberati di Marcello De Vito come di un calcolo renale. Probabilmente hanno commesso qualche errore di valutazione. Ora possono anche continuare con lo slogan “noi li cacciamo”. Ma l’ombra del detenuto eccellente resta sul Campidoglio governato dalla Raggi. E non possono trattare il presidente del Consiglio comunale come uno mai esistito o passato per caso dalle parti dei Cinquestelle. Magari un infiltrato de poteri forti, ironizzano sui social i tanti che infieriscono sugli ex-onesti de’ noantri.
L’opera buffa delle mancate dimissioni di De Vito si realizza anche perché serpeggia la paura tra i consiglieri comunali. Hanno il terrore del contenzioso, il rischio del risarcimento danni votando una revoca dall’incarico. E’ il decadimento della politica. Uno così dovrebbero cacciarlo e basta. E invece temono per le loro tasche, più importanti di quelle dei romani.

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