Di Battista, valanga di fango su Salvini: “Attorno a te solo tirapiedi”

venerdì 19 aprile 18:16 - di Natalia Delfino

Dice di sostenere il governo, di averlo sempre sostenuto. Ma, mentre a Palazzo Chigi si litiga ferocemente, lui ci mette sempre più del suo per alimentare le fiamme. Lanciando da Facebook parole incendiarie sul “caso Siri”. Parole che vanno nella direzione opposta a quella dichiarata di voler far proseguire l’azione dell’esecutivo giallo-verde. E così Alessandro Di Battista sembra sempre di più uno che sta scaldando i muscoli, per poter entrare in campo quando arriverà il momento del cambio, che a tutti ormai appare imminente.

Di Battista più velenoso che mai

«Fatemi capire, la Lega pur di difendere un sottosegretario indagato per corruzione minaccia la crisi di governo? In questo momento c’è la crisi libica da affrontare (tra l’altro cominciata con quella guerra scellerata fatta quando la Lega era al governo con Berlusconi), ci sono i truffati dalle banche da risarcire, c’è il salario minimo da garantire e questi tirapiedi di Salvini minacciano di far cadere il governo perché Toninelli ha tolto le deleghe a un soggetto indagato per essersi messo a disposizione (in cambio di una mazzetta) di un imprenditore dell’eolico ritenuto socio occulto di un uomo legato al boss Matteo Messina Denaro?», ha scritto Di Battista su Facebook, indulgendo poi in una domanda dall’intento velenosissimo: «Ma questo Siri quanto è potente? Quante cose conosce se per difenderlo i leghisti minacciano la caduta del governo?». «Tra gli gnocchi di semolino e un bombolotto alla crema Salvini spiegasse all’Italia intera le ragioni di questa puerile difesa. Ne guadagnerebbe in credibilità oltre che in calorie», ha concluso Di Battista.

La difesa d’ufficio di Virginia Raggi

Come tutti i Cinquestelle, Dibba ha dunque già emesso la sua condanna nei confronti dell’indagato Siri, sostenendo che Lega e M5s hanno «una concezione del tutto diversa del tema» della legalità. «Io però mi auguro che il Carroccio possa ripulirsi un po’ seguendo l’esempio del M5S», ha aggiunto Di Battista in un’intervista al Fatto Quotidiano di oggi, nella quale di contro ha liquidato come vicenda niente affatto degna di nota la nuova bufera che ha travolto Virginia Raggi con le intercettazioni sull’Ama. «Fanno molto rumore per nulla», ha sostenuto, liquidando qualsiasi ipotesi di dimissioni del sindaco e insistendo invece sul fatto che Toninelli ha fatto bene a ritirare le deleghe a Siri. «Ha compiuto un’azione molto forte, comportandosi come deve comportarsi un ministro a 5Stelle».

Chi «semina zizzania»?

Proprio il tema del ritiro delle deleghe a Siri, stabilito unilateralmente da Toninelli, è ciò che maggiormente ha inasprito i rapporti tra i due partiti in queste ore. «Togliere le deleghe 5 minuti dopo le prime agenzie è stato uno sgarbo gratuito», ha spiegato il viceministro leghista alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, aggiungendo che o i Cinquestelle «sanno cose che non sappiamo – e quindi non condividono le informazioni – oppure, molto più probabile, pensano più ai voti che agli esseri umani». «Non mi sembra che sia la Lega che semina zizzania, ieri chiedevamo solo di aspettare il Consiglio dei ministri della serata per discutere assieme del caso Siri. Se fosse successo a qualcuno del Movimento 5 Stelle, noi avremmo fatto così. Ci dispiace che ogni tanto non si accorgano che il metodo è anche sostanza», ha poi proseguito l’esponete leghista, sottolineando che «oggi il segnale deve essere di totale distensione a livello governativo». «Bisogna capire che la campagna elettorale per le europee è importante, ma è più importante che questo Paese vada avanti perché noi siamo lì per governare, fare gli interessi degli italiani e del Paese e non per prendere più o meno voti alle europee», ha aggiunto Rixi, forse non considerando che, magari, c’è qualcuno che già pensa al dopo europee.

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