Di Battista come Saviano e Murgia: «Ma quale Notre Dame, pensate alla Libia»

mercoledì 17 aprile 14:04 - di Valeria Gelsi

Con un lungo sproloquio su Facebook, Alessandro Di Battista si unisce al coro, capeggiato da Roberto Saviano e Michela Murgia, per cui l’incendio di Notre Dame sarebbe, in fondo, piccola cosa rispetto a quanto accade altrove. O, per lo meno, cosa che non meriterebbe tanta attenzione, tanta commozione, tanto sgomento. Che poi Notre Dame si ricostruisce, e quindi basta parlarne e stare lì a dolersi per la sua devastazione. «Quanti morti ci sono stati in Libia negli ultimi giorni? Solo fino a ieri sera è stato possibile saperlo. Poi le immagini dell’incendio parigino hanno “oscurato” o, quantomeno, reso estremamente difficile, saperne di più sul sangue versato a Tripoli», ha scritto Di Battista, lanciandosi anche lui in un paragone, che all’interno del suo stesso partito viene bollato come inopportuno. «Penso che il paragone tra Notre Dame e Libia non si possa fare in questo momento», è stato il modo in cui, nel corso della trasmissione Agorà, anche il parlamentare M5S Emilio Carelli ha liquidato l’inopportuna, quanto inutile, sovrapposizione di piani.

Il paragone improprio tra Notre Dame e la Libia

«A poche centinaia di km dalle coste italiane si sta combattendo una guerra. Ripeto, una guerra. Due giorni fa i morti sono arrivati ad una cifra spaventosa: 120 di cui 28 bambini. Trenta ore fa ne hanno contati oltre 150. Da quelle parti c’è chi non fa in tempo a mettersi in salvo. C’è chi non ci pensa proprio a filmare con il cellulare il crollo di un tetto di una casa o un incendio divampato per lo scoppio di una granata. Da quelle parti distruzione e sgomento, quanto meno dal 2011 (anno dei bombardamenti in Libia) ad oggi, sono la normalità», ha scritto Di Battista, cercando poi di mettere le mani avanti rispetto al fatto che «non voglio urtare la sensibilità di nessuno, dico solo che a Parigi, grazie a Dio, non è morto nessuno. Quel tetto e quella guglia verranno ricostruiti. Vedrete, il denaro per farlo non mancherà». «Quel denaro che al contrario non arriva mai quando si tratta di altre ricostruzioni o di altre latitudini del pianeta», ha quindi proseguito Di Battista, dalle cui parole sembra perfino emergere una insofferenza per il fatto che in tanti si siano mobilitati per la ricostruzione di uno dei monumenti universalmente riconosciuti come simbolo della cultura europea.

«Tripoli per noi è più vicina di Parigi»

Non solo. Di Battista ha proseguito la sua reprimenda morale, la sua lectio magistralis su cosa dovrebbe addolorarci e cosa no, con un salto logico ancora più ardito, al fondo del quale si percepisce tutto il furore ideologico di certe impostazioni mondialiste. «Nell’attesa di conoscere i responsabili dell’incendio parigino, così, tanto per esercitare la memoria, provo a ricordare alcuni dei responsabili della guerra che si sta combattendo oggi a Tripoli, città, tra l’altro, a noi più vicina di Parigi», ha scritto l’esponente M5S, sciorinando tutta una lunga lista di colpevoli per la situazione in Libia: da Hillary Clinton a Obama, da Sarkozy a Berlusconi, fino a Napolitano e Macron. Non che nella situazione che vive oggi Tripoli non vi siano responsabilità di tanta parte del mondo occidentale, ma Di Battista ne fa, in questo contesto, un uso ideologico che non è scevro da letture distorte e che rasenta lo sciacallaggio. «Macron ieri ha messo su un’espressione contrita e ha detto che Notre Dame verrà ricostruita. Sarà anche vero, ma l’unica ricostruzione che davvero gli interessa è quella di una Francia imperialista capace di mettere le mani sui pozzi di petrolio libici», ha sottolineato Di Battista, per il quale, insomma, i francesi tutta questa solidarietà per l’incendio di Notre Dame mica se la meritano. E noi, in fondo, mica siamo titolati a darla. Perché «poi, tra i responsabili, ci siamo anche un po’ noi. Perché se fossimo capaci di trasformare commozioni passeggere in indignazione perenne – ha sostenuto il Che de’ Noantri – beh, forse, vivremmo in un Paese più giusto».

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