De Vito davanti al giudice del riesame. A giorni la decisione sul grillino in carcere

3 Apr 2019 17:00 - di Redazione

Il tribunale del Riesame di Roma si è riservato di decidere sulle richieste di attenuazione della misura cautelare presentate dai difensori dell’ex presidente dell’assemblea comunale di Roma, Marcello De Vito e dell’avvocato Camillo Mezzacapo, arrestati il 20 marzo scorso per l’accusa di corruzione nell’ambito di un filone dell’inchiesta sullo stadio della Roma. De Vito e Mezzacapo sono in carcere a Regina Coeli. Istanze al Riesame, che deciderà nei prossimi giorni, sono state depositate anche dall’architetto Fortunato Pititto e l’imprenditore Gianluca Bardelli.

Le lacerazioni nei Cinquestelle

La posizione di De Vito è particolarmente grave, in quanto è al centro di diverse accuse da parte della Procura.
Il suo ruolo non avrebbe riguardato solo i contatti con Luca Parnasi per lo stadio della Roma, ma anche altre vicende legate ai costruttori Toti, Lamaro e Statuto.
I reati che sono attribuiti all’ex presidente del Consiglio comunale hanno provocato forti lacerazioni all’interno dei Cinquestelle, con Di Maio che ha tentato di far morire subito con l’espulsione dell’esponente pentastellato finito in carcere. Ma è evidente che è in discussione una modalità di governo che ha messo a nudo la superficialità del Movimento. E la stessa Raggi è chiamata a dare spiegazioni “politiche” sul suo operato da Alice nel paese delle meraviglie.

“Andiamo avanti”. Nel burrone

Ad essere marchiato è proprio il mondo grillino, che aveva fatto dell’onestà un cavallo di battaglia. Gli stessi particolari emersi ieri sulle pressioni di De Vito a consiglieri e assessori la dicono lunga. I paladini della lotta al malcostume si erano tenuti tutto dentro, anziché denunciare alla magistratura. Ma è dovuta intervenire la Procura della Repubblica di Roma per far sapere quanto accaduto.
Altrimenti la pubblica opinione sarebbe ancora oggi ignara della corruzione e delle “pressioni” dell’ex presidente del Consiglio comunale. E’ grave, ma loro, i Cinquestelle, hanno sempre la solita cantilena: “Andiamo avanti”. Nel burrone.

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