«Costruiamo un’Europa dei popoli»: è il tema ricorrente in molti interventi a Torino

sabato 13 aprile 21:13 - di Redazione

Occorre costruire una nuova Europa dei popoli e non delle oligarchie, un’Europa più vicina ai bisogni delle persone e delle comunità. È questo il tema che ricorre in molti degli interventi alla Conferenza programmatica di FdI a Torino.   «Andiamo in Europa per difendere l’italia», afferma il presidente  di Gioventù Nazionale, Fabio Roscani. «Sono  stufo – continua-  di vedere governi che si piegano alla Francia e alla Germania. Conti, Salvini, Di Maio, battete un colpo se ci siete. Siamo qui a difendere anche la nostra  libertà. Libertà vuol dire opporsi al racconto progressista mondiale sulle migrazioni». «La  mia generazione – ha concluso Roscani-  ha il sacrosanto  diritto di rimanere nella sua terra. Vogliamo  costruire la patria dei prossimi trent’anni e dei prossimi cinquanta. In questa terra ci rimaniamo per edificare  una grande  nazione. Non ci stiamo a un’italia senza popolo»

«Questa volta la delegazione della destra in Europa dovrà essere forte e combattiva»: così Roberta Angelilli.  «Dopo le elezioni europee bisognerà dare un segnale forte sulla Commissione europea. Gli  ultimi 5 anni in Europa sono stati  condizionati da Renzi. Il suo biglietto da visita fu la Mogherini. Abbiamo avuto una sorta di fantoccio». «Le battaglie che dovremo fare – continua – saranno enormi. Lancio due proposte. Innanzi tutto serve una battaglia sul bilancio dell’Unione europea. È da ridiscutere la destinazione dei  mille miliardi di euro stanziati. Questi soldi devono servire per i nostri territori e per le nostre città. Un secondo piano d’azione deve consistere nel sostegno alla famiglia, all’infanzia,  alla natalità.  Abbiamo bisogno di guardare al futuro»

«L’Europa va cambiata tutta – afferma Salvatore Ronghi, presidente di Sud protagonista– perché questa non è la nostra Europa, Penso a un’Europa che, non solo torna con gli Stati sovrani, ma che torna  anche con il primato della politica. La coesione sociale ed economica vale oggi solo per  il centro dell’Europa non per il Mediterraneo. Serve un’Europa che guardi anche al Sud».

 

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