Ciriani: “Vogliamo dare voce all’Italia bella e operosa, ignorata da tutti”

sabato 13 aprile 19:42 - di Redazione

«Abbiamo sempre cercato di collaborare con la maggioranza per senso di responsabilità – ha esordito Luca Ciriani, presidente dei senatori di FdI – ma abbiamo trovato spesso un muro». Alla platea del Lingotto di Torino, il capogruppo a Palazzo Madama, ha elencato le tante omissioni della maggioranza gialloverde.

«Abbiamo trovato spesso un muro. Un muro di ostilità, di indifferenza, talvolta anche un muro di furbizia. Abbiamo proposto come FdI la Flat tax incrementale. Prima l’hanno bocciata e poi ce l’hanno copiata. Se ci volete copiare – ha aggiunto Ciriani rivolto alla Lega – perlomeno chiedeteci il permesso». Saremmo stati disponibili a sostenere la maggioranza se si tratta di battere i pugni sul tavolo con la Ue, per ridurre le tasse, per investimenti per scuole, case e ospedali». Per il senatore di FdI «questo Paese non può permettersi il lusso di avere due ministri così importanti che fanno finta di litigare ogni giorno. Le chiacchiere stanno a zero. La Tav vale miliardi di euro ed è ferma. Abbiamo un governo che rinuncia a fondi pubblici e che si appresta a pagare penali miliardarie».  Il decreto sblocca cantieri? Per Ciriani non sono credibili. «Lo approvano loro che hanno bloccato l’unico cantiere che doveva partire?».

Ciriani: “Non basta una divisa per essere sovranisti”

Capitolo a parte per quanto riguarda la finanziaria. «È stata piegata solo per approvare il reddito di cittadinanza e la quota cento». E sul governo sovranista, il senatore di FdI nutre molte perplessità: «Io non credo che ci si improvvisi nazionalisti. Un giorno uno si sveglia, indossa un giubbotto e si sveglia sovranista. Non c’è sovranismo se migliaia di giovani preferiscono andare all’estero per trovare lavoro. Abbiamo di fronte a un grande compito. Dare voce a un’Italia bella e operosa di cui non si occupa più nessuno. Con questo congresso – ha concluso Ciriani – abbiamo gli occhi dell’Italia addosso. Non siamo nati per essere testimoni del passato, ma protagonisti del domani».

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