Cdm di fuoco: Salvini va giù duro, i 5stelle “scioperano”. Di Maio scompare nel nulla, poi riappare

martedì 23 aprile 20:28 - di Giorgio Sigona

A Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri più teso, che ha determinato una svolta nei rapporti tra gli (ex) alleati di governo. In massa hanno partecipato gli esponenti della Lega. Quasi tutti assenti i Cinquestelle, a partire da Di Maio. Era nell’aria, dopo il bombardamento ad arte fatto dai pentastellati per tutta la giornata contro Salvini, “colpevole” soprattutto di mettere in piazza l’incapacità di Virginia Raggi. Sul tavolo, oltre a dei provvedimenti di ratifica di accordi internazionali, c’era il Decreto Crescita e il cosiddetto “Salva Roma”. Quindi una riunione importante. I Cinquestelle hanno infilato la testa sotto le coperte, con uno sciopero di governo che è sembrata una vera e propria fuga. Il risultato è che il “Salva Roma” all’inizio è stato messo da parte. «Se lo stralcio è concordato con Di Maio? Io concordo con chi c’è, non con chi non c’è. Noi vogliamo aiutare tutti i Comuni e lo faremo con un provvedimento ad hoc», ha detto Salvini. A chi gli domandava  del perché dell’assenza della gran parte dei ministri M5S in Cdm, «chiedetelo a loro, non a me, quando si parla di crescita è importante esserci», ha aggiunto sottolineando di essersi separato in gran fretta dai figli proprio per essere presente. Nel Dl Crescita ci sono le norme «per la tutela dei risparmiatori truffati dai banchieri irrispettosi» ed è «una bella botta soprattutto per lo sviluppo del Paese». Ma resta il rebus sulla tenuta di un esecutivo che ormai è ridotto a un ring:  «Nessuna crisi di governo», ha puntualizzato Salvini. «L’Italia ha bisogno di un governo per quattro anni. Il mio rapporto con il M5S è buono, non ho tempo né voglia di litigare con nessuno». E Siri? «Fiducia nella magistratura, resta al suo posto». A stretto giro di posta fonti del M5S fanno sapere: «Non è ancora stato discusso il dl crescita in Cdm, dunque non si è potuto stralciare nulla, men che meno il salva-Roma».

Poi Di Maio si è materializzato. «Qui nessuno sta aprendo la crisi di governo. Questo governo deve fare ancora tante cose però Siri se ne deve andare», ha detto prima di entrare a Palazzo Chigi. «Salvini lo metta da parte e continuiamo a lavorare»-

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