Caso Cucchi, il generale Nistri scrive a Ilaria: l’Arma vuole che sia fatta giustizia

lunedì 8 aprile 10:10 - di Mia Fenice

Responsabilità e chiarezza sul caso Cucchi. A questo fa riferimento il generale Giovanni Nistri, comandante dell’Arma dei carabinieri, in una lettera di quattro pagine, a inchiostro stilografico e dalla calligrafia rotonda, consegnata a mano la mattina di lunedì 11 marzo a Ilaria Cucchi e pubblicata sul quotidiano La Repubblica. «Crediamo nella giustizia e riteniamo doveroso che ogni singola responsabilità nella tragica fine di una giovane vita sia chiarita, e lo sia nella sede opportuna, un’aula giudiziaria», scrive il generale Nistri.

Caso Cucchi, la lettera del generale Nistri

A Ilaria, la sorella di Stefano che dall’ottobre 2009 si batte per conoscere la verità sulla morte di suo fratello, Nistri scrive di nutrire «la vostra stessa impazienza che su ogni aspetto della morte di suo fratello si faccia piena luce e che ci siano infine le condizioni per adottare i conseguenti provvedimenti verso chi ha mancato ai propri doveri e al giuramento di fedeltà».

Nistri prosegue: «Abbiamo la vostra stessa impazienza perché il vostro lutto ci addolora da persone, cittadini, nel mio caso, mi consenta di aggiungere: da padre. Lo abbiamo perché anche noi, la stragrande maggioranza dei carabinieri, come lei stessa ha più volte riconosciuto, e di ciò la ringrazio, crediamo nella giustizia e riteniamo doveroso che ogni singola responsabilità nella tragica fine di un giovane vita sia chiarita, e lo sia nella sede opportuna, un’aula giudiziaria».

«Proprio il rispetto assoluto della legge – continua il generale – nella lettera ci costringe ad attendere la definizione della vicenda penale. Come vuole la Costituzione, la responsabilità penale è personale. Abbiamo bisogno che sia accertato esattamente, dai giudici, “chi” ha fatto “che cosa”. Nell’episodio riprovevole delle studentesse di Firenze, il contesto era definito dall’inizio. C’erano responsabilità dei militari sin da subito impossibili da negare, almeno nell’aver agito all’interno di un turno di servizio e con l’uso del mezzo in dotazione, quando invece avrebbero dovuto svolgere una pattuglia a tutela del territorio e dei cittadini. In questo caso, abbiamo purtroppo fatti sui quali discordano perizie, dichiarazioni, documenti. Discordanze che saranno però risolte in giudizio. Le responsabilità dei colpevoli porteranno al dovuto rigore delle sanzioni, anche di quelle disciplinari».

«Comprendiamo l’urgenza e la necessità di giustizia, così come lo strazio di dover attendere ancora. Ma gli ulteriori provvedimenti, che certamente saranno presi, non potranno non tenere conto del compiuto accertamento e del grado di colpevolezza di ciascuno – prosegue ancora Nistri – Ciò vale per il processo in corso alla Corte d’Assise. E ciò varrà indefettibilmente anche per la nuova inchiesta avviata dal Pubblico Ministero nella quale saranno giudicati coloro che oggi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Io per primo, e con me i tanti colleghi, oltre centomila, che ogni giorno rischiano la vita – conclude Nistri – soffriamo nel pensare che la nostra uniforme sia indossata da chi commette atti con essa inconciliabili e nell’essere accostati a comportamenti che non ci appartengono». Parole dietro le quali si nasconderebbe l’intenzione – che l’Arma avrebbe fatto conoscere alla famiglia Cucchi – di costituirsi, qualora ne ricossero i presupposti giuridici, parte civile nel prossimo processo contro i carabinieri accusati dei depistaggi.

Ilaria Cucchi: «L’Arma non rimarrà spettatrice»

«L’abbraccio dell’Arma ci arriva oggi caldo e finalmente rassicurante». È quanto scrive Ilaria Cucchi su Facebook, dopo la lettera del comandante dell’Arma dei carabinieri. «Il generale Nistri ci è vicino e non manca di farci sapere che il suo dolore è il nostro, che la nostra battaglia di verità è anche la sua. “Destituire Tedesco sarebbe stato un errore”. L’Arma non rimarrà spettatrice nei confronti dei depistatori», si legge nel post di Ilaria Cucchi. «I giudici ora abbiano coraggio e responsabilità – chiede la sorella di Stefano – ed acquisiscano quei documenti di verità imbarazzanti che fanno ora paura solo agli imputati di oggi. Ci sarà anche mia madre, nonostante la sofferenza per la grave malattia, ad ascoltare Tedesco che le racconterà come è stato ucciso suo figlio». Ilaria intervistata da Repubblica, parla anche della possibilità che l’Arma si costituisca parte civile, in un eventuale processo per depistaggio: «So che nulla è ancora deciso. E che in ogni caso bisognerà attendere la richiesta di rinvio a giudizio per gli otto ufficiali indagati per il depistaggio. Ma ne ho parlato con il generale Riccardi, portavoce del Comandante che mi ha assicurato come l’ipotesi sia concreta – spiega – Sarebbe bellissimo. E soprattutto, vero. Perché, come scrive Nistri, mio fratello è morto ma ad essere lesa, insieme alla sua vita e a quella della mia famiglia, è stata anche l’Arma e i suoi centomila uomini cui la lettera fa riferimento».

Il processo

Al processo per la morte di Stefano Cucchi è atteso per oggi l’interrogatorio del carabiniere Francesco Tedesco, uno dei tre imputati di omicidio preterintenzionale che alcuni mesi fa ha deciso di confessare il “violentissimo pestaggio” del detenuto da parte di due suoi colleghi, al quale dice di aver assistito.

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