Carrara, la sinistra vuole abbattere i ponti che hanno fatto la storia: interrogazione di Rampelli

sabato 13 aprile 15:06 - di Sabrina Fantauzzi

Tra le grandi opere architettoniche che il genio italico dell’Antica Roma ci ha lasciato, ci sono i ponti. Al di là della loro funzione materiale, i ponti hanno una duplice valenza: sono il ricongiungimento tra due sponde di terra, non a caso, durante le guerre far saltare i ponti sono le rappresaglie classiche per isolare una città dalla conquista o dalla riconquista; e sanciscono-da un punto di vista simbolico e culturale- un collegamento  tra ciò che è lontano a ciò che ci è più vicino.  Nel patrimonio architettonico italiano, il ponte costituisce  l’esempio più classico di trasmissione dell’identità tra passato e presente.

Nessun rispetto per la memoria

È come un amaro augurio dover difendere i ponti d’Italia oggi. Siamo un Paese dalla memoria in dissolvenza che ancora piange i morti di Genova nello spaventoso silenzio istituzionale seguito ai primi roboanti proclami della scorsa estate, e ora assiste a scempi inconcepibili sulla propria eredità simbolica e paesaggistica che si aggiungono ai molti, troppi scempi urbanistici. Il crollo del Ponte Morandi, causato dall’incuria e scarsa manutenzione, il ponte di Calatrava di Venezia chiuso per restauro a causa della scivolosità dei suoi gradini in vetro solo per citare quelli moderni.  Dalle pagine del Secolo d’Italia abbiamo denunciato, con il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli,  la ‘manipolazione’ del ponte di Bassano del Grappa, disegnato dal Palladio, che oggi l’amministrazione comunale, guidata da una lista civica di sinistra,  ha deciso di ristrutturare sostituendo i piloni lignei con  armature in acciaio.

I ponti che rischiano di saltare in aria

Ma le emergenze sui ponti non finiscono qui: tramite l’architetto Ettore Mazzola, docente presso la Notre Dame University di Roma,  abbiamo appreso  in questi giorni che un’altra minaccia, la demolizione,  si sta abbattere sui  ponti storici di Carrara (link http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2019/04/10/aiutiamo-carrara-a-difendere-i-suoi-ponti-dalla-barbarie-di-amministratori-senza-cuore/). Rischiano di saltare in aria (come nei peggiori scenari di guerra) ponti risalenti al periodo romano e medievale: il ponte  della Bugia, della Lacrima, del Baroncino, di Grappoli e di San Martino e tutte le altre passerelle del centro storico della città attraversata dal  torrente Carrione. Una scelta che sta facendo indignare la popolazione locale dal 2015, associazioni ambientaliste come Italia Nostra, comitati cittadini, architetti e studiosi.

Il problema è di natura idrogeologica e la giunta regionale guidata da Enrico Rossi ha escogitato questa bella trovata per evitare le esondazioni e le alluvioni che sistematicamente si ripresentano determinando danni ingenti alla città e vittime.  La causa di queste alterazioni fluviali nascerebbe dallo sversamento illegale nel fiume di detriti provenienti dalle cave di marmo sul quale la magistratura ha aperto un’inchiesta. Ma questa è un’altra storia. La nostra storia è quella di tutelare i ponti di Carrara dall’abbattimento ed evitare questa nuova mutilazione della nostra identità,  già duramente compromessa dalla gentrificazione dei centri storici.

Interrogazione di FdI

E per farlo, il vicepresidente Rampelli ha già pronta un’interrogazione al ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli e sventare questo progetto che il governatore Rossi avrebbe nuovamente ribadito il 21 marzo in una conferenza dei servizi. Ma perché l’Italia non riesce a tutelare il suo patrimonio storico e architettonico? Ce lo spiega il professor Sergio Los, una delle ultime voci controcorrenti nel panorama dell’architettura italiana e internazionale. Padre della bioclimatica italiana, discepolo prediletto di Carlo Scarpa, vincitore di numerosi premi internazionali, Los sta pubblicando un saggio dal titolo ‘Città e paesaggi come sistemi simbolici’ edito da AAP, curato da Stefano Serafini, il filosofo  che ha fatto conoscere in Italia il matematico urbanista Nikos Salingaros. Salingoros e Rampelli hanno inaugurato la guerra all’archistar system nel decennio in cui Roma si piegava ai capricci di Fuksas, Meier, Calatrava. 

Commenti

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  • Giuseppe Tolu 13 aprile 2019

    Persone malate di testa!

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