Caos Libia, attacchi e controffensive alle porte di Tripoli: è strage di bambini

domenica 14 aprile 10:47 - di Giorgia Castelli

Libia sempre più infuocata. In dieci giorni di guerra i morti sono saliti a 130. Di questi 35 sono  bambini. Si fa sempre più cruenta la battaglia che si combatte tra le forze fedeli al governo internazionalmente riconosciuto di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar alle porte di Tripoli. Il decimo giorno della guerra in Libia è stato segnato da violenti scontri lungo l’asse a sudovest della capitale. Dopo una notte di combattimenti, i soldati dell’uomo della Cirenaica hanno sfondato le linee avversarie, avanzando a colpi di artiglieria, missili Grad e sostenuti dai raid aerei. Due le zone conquistate per diverse ore: quella di Suani ben Adem, 25 chilometri a sudovest di Tripoli, e quella di Aziziya, una trentina di chilometri più a sud, lungo la direttrice che conduce a Zintan e Gharyan.

Battaglia alle porte di Tripoli

Dopo ore di battaglia – almeno cinque le vittime, tra le quali c’è anche una donna incinta – le milizie di Tripoli hanno lanciato il contrattacco e respinto i nemici a Suani ben Adem. Sabato pomeriggio dal centro della cittadina si levavano dense colonne di fumo nero. Le truppe di Haftar sono state costrette alla ritirata, lasciando diverse unità di fanteria lungo la linea di un fronte frastagliato, lontane dalle retrovie. I soldati, a corto di munizioni, sparavano contro i tuwar nel tentativo di aprirsi una via di fuga. I soldati che difendono la capitale sono poi avanzati anche su Aziziya, strappando parte della città agli avversari. Sul campo, hanno riferito fonti attendibili, sono arrivate anche le temibili milizie di Zintan, protagoniste della cacciata di Muammar Gheddafi da Tripoli nel corso della rivoluzione del 2011 e pronte ora a combattere per la difesa della capitale.

Libia, il bilancio delle vittime

«La situazione è davvero drammatica. Il bilancio dei morti è salito a 130. Di questi 35 sono bambini. Ci sono poi 750 feriti, di cui 200 in gravi condizioni». Così all’Adnkronos Foad Aodi, presidente dell’Associazione Medici Stranieri in Italia (Amsi). Il medico, che è anche consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma, è in contatto con medici libici in vari ospedali: «Sappiamo anche di trenta donne violentate, sei sono morte. Sono deceduti anche sei medici e diverse ambulanze sono andate distrutte». Gli ospedali in Libia, afferma ancora Foad Aodi, «sono al collasso. Il bilancio delle vittime, rispetto a ieri in cui si parlava di cento morti, è aumentato così velocemente perché «molti feriti gravi non hanno ricevuto cure adeguate. Purtroppo ormai manca tutto: l’elettricità, i medici, gli infermieri, i medicinali e il sangue. I più fortunati riescono ad arrivare in un ospedale ma c’è anche chi, a causa delle ferite, non sopravvive perché nessun medico può raggiungerlo o non riesce a spostarsi».

Gli sfollati

«Gli sfollati sono ormai più di 15mila – continua Foad Aodi – c’è un “fuggi fuggi” delle famiglie libiche. Bisogna fermare questo massacro. Tra l’altro vengono reclutati come soldati anche  minorenni – afferma – Si tratta di oltre 1.000 ragazzini negli ultimi mesi, tra i 14 e i 17 anni, non tutti libici. Ci sono anche reduci dalla Siria. Alcuni sono giovani di famiglie povere che vengono ricattate». E poi ancora: «C’è tanta sfiducia i libici non vogliono che si faccia il tifo per quello o per quell’altro. Vogliono che la situazione si risolva in modo pacifico e che si vada a votare in modo democratico. È necessaria la stabilizzazione della Libia perché solo così è possibile avere il controllo dell’immigrazione clandestina».

 

 

 

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