Brexit: ecco perché non succederanno catastrofi anche in caso di uscita senza accordo

martedì 2 aprile 17:32 - di Antonio Pannullo

“Hard Brexit”, “No deal”, sembra questo ormai il futuro dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Una volta per tutte, va spiegato chiaramente che il parlamento inglese ha bocciato più volte non l’idea di uscire dalla Ue, ma solo l’accordo raggiunto dal premier Theresa May con Bruxelles. I parlamentari di Westminster, semplicemente, lo giudicano troppo oneroso per il Regno Unito e non nell’interesse del popolo di Sua maestà. In Europa invece si racconta una storia diversa, secondo la quale gli inglesi si sarebbero pentiti di aver votato per il leave e ora vorrebbero rimanere in mamma Ue. Nulla di più falso: gli inglesi vogliono lasciare questa Europa, e il più in fretta possibile. Solo una parte della sinistra anti-nazionale inglese vorrebbe rimanere nella Ue, le cui tesi vengo o amplificate dalla stampa pro-Bruxelles. Chiarito questo punto, si spiega la campagna autenticamente terrorista contro la Brexit che i sostenitori della Ue stanno sistematicamente svolgendo in questa circostanza: autorevoli burocrati della Ue profetizzano ogni giorno catastrofi economiche e sfracelli dopo la Brexit, esattamente come lo dicevano in campagna elettorale referendaria: tutti ricordiamo che le fosche previsioni non si avverarono mai e che il Regno Unito, che subito dopo il voto di uscita sarebbe dovuto sprofondare nella recessione, ha invece visto addirittura migliorare la sua economia. Anche oggi c’è una nuova dichiarazione allarmista da Bruxelles: “C’è il rischio concreto che il 12 aprile il Regno Unito possa lasciare l’Ue senza accordo” e per questo “abbiamo completato i preparativi per il no deal“, focalizzandoci “su aree in cui ci sono rischi sistemici per la stabilità finanziaria, ma non saremo in grado di mitigare tutti gli effetti negativi” di una hard Brexit. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, in audizione alla commissione Econ del Parlamento europeo a Bruxelles. Per Dombrovskis, “ci saranno effetti negativi, per esempio sulla liquidità” e “i mercati dovranno adattarsi a questa nuova situazione. Da anni diciamo di prepararsi a tutti gli scenari, incluso il no deal; molto dipenderà dalla preparazione del mercato in questo campo”. Anche il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, che ha visto fallire tutti i suoi sforzi di questi mesi, ha minacciato:  “Al di là del divorzio” tra Gran Bretagna e Unione Europea, “c’è un secondo negoziato che sarà più importante ed interessante, quello sulla futura relazione” tra Regno Unito e Ue. E “la grande maggioranza delle materie di questo partenariato, al di là della dfesa, si tradurrà in accordi misti”, cioè a competenza concorrente tra Ue e Stati membri, “quindi ciascun Parlamento dei 27 Paesi” dell’Ue “dovrà pronunciarsi e i 27 Parlamenti dovranno essere unanimi, per mettere in opera tutta una parte del futuro partenariato tra il Regno Unito e l’Ue”.

Brexit, anche in caso di “no deal” non succederà assolutamente nulla

Questa è la chiave del futuro: nessuna crisi, nessuna instabilità, nessuna tempesta monetaria: anche in caso di uscita senza accordo, non accadrà semplicemente nulla. Questo perché i rapporti commerciali e sociali e anche di amicizia tra l’isola e il resto d’Europa sono consolidati da secoli, e si sono rafforzati indissolubilmente nell’ultimo secolo, e poi perché nessun Paese si sognerebbe mai di interrompere od ostacolare i rapporti commerciali con un Paese di 65 milioni di consumatori ricchi, che tra l’altro è il quinto Paese più ricco del mondo. Le minacce della Ue, di isolare la gran Bretagna e di creare difficoltà, non possono avere seguito, sono solo vuote minacce: in caso di contingentamenti o di dazi da parte di Bruxelles verso Londra, essi non avrebbero nessun effetto pratico, perché basterebbe che Londra – che notoriamente non produce autovetture – bloccasse l’import delle auto tedesche, francesi o italiane sull’isola per ridurre tutti a più miti consigli. Lo stesso pericolo paventato dagli europeisti estremisti sul destino che attenderebbe i cittadini stranieri nel Regno Unito, on esiste, perché Londra ha lo stesso bisogno di loro come loro hanno bisogno del Regno Unito. Insomma, siamo onesti: dopo l’uscita senza accordo non succederà assolutamente nulla: la Ue ha fatto accordi – onerosi per tutti i cittadini europei – con Paesi come l’Ucraina o come la Turchia (che invade Stati sovrani), e vogliamo che non riesca a fare accordi con il Regno Unito? L’eximport continuerà come prima e gli scambi culturali continueranno esattamente come prima. Le fake news contro la Brexit, propalate da anni da Bruxelles, traggono la loro origine solo dal terrore che la fragile impalcatura europea crolli di schianto sotto il peso delle argomentazioni dei sovranisti e dei popoli di tutto il continente. L’Unione europea, anziché trarre profitto dalla lezione di Bruxelles, si è solo arroccata nella difesa dei suoi privilegi e della sua politica penalizzante nei confronti dell’economia europea. Ma il popolo inglese è stato l’unico finora che ha avuto il coraggio di dividere la sua strada da quella suicida imboccata da Bruxelles.

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