Bimbo ucciso dal patrigno, le maestre sapevano delle botte. E lo chiamavano scimmietta

venerdì 19 aprile 10:15 - di Eugenio Battisti

Al dramma di Giuseppe, il bimbo di sette anni ucciso a palate dal patrigno a Cardito nel Napoletano, si aggiungono particolari inquietanti che aumentano l’orrore e lasciano sconcertati. Chi sapeva non ha fatto nulla per salvare la vita al piccolo. Ascoltando le intercettazioni mandate in onda da Chi l’ha visto si ricostruisce l’ambiente scolastico di Giuseppe e la sorella Noemi «Tutti i giorni venivano con il volto tumefatto. La sorellina è venuta in classe con un pezzo di orecchio mancante». Frasi choc che dimostrano come le insegnanti del bimbo e della sorella, anche lei picchiata da Tony Essoubti Badre (il compagno della mamma che è stato arrestato per il pestaggio che ha portato alla morte di Giuseppe) fossero a conoscenza di quanto succedeva – pestaggi continui e maltrattamenti – e non facessero nulla. Anzi lo dileggiavano chiamandolo “scimmia”.

Le maestre lo chiamavano “scimmiottella”

«L’ha ucciso a palate, ma tutti i giorni lo faceva, l’altro giorno la sorellina è venuta con un pezzo di orecchio mancante» dice un’insegnante al telefono. «Lo picchiava, lo picchiava a sangue» aggiunge raccontando anche di aver inviato una segnalazione alla preside nove giorni prima della tragedia, che però si è rivelata tardiva. «Però il bambino non parlava – dice ancora la maestra – io lo chiamavo scimmiottella, e lui diceva “no scimmia no”». Nel corso della trasmissione vengono mandate in onda anche le parole della piccola Noemi: «Io lo dicevo alle  maestre che Tony ci metteva sotto l’acqua e dentro il ces**. Mamma era con me, ma non faceva niente. Finalmente me ne vado da quella casa».

Preso a palate e lasciato morire agonizzante

Per la morte del bimbo che risale a fine di gennaio, oltre al patrigno, nei giorni scorsi è stata arrestata anche la madre Valentina Casa, con le accuse di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi nei confronti di Giuseppe, tentativo di omicidio nei confronti dell’altra figlia che sfuggì per caso alla furia bestiale del compagno. La donna avrebbe tentato di cancellare le prove del pestaggio. «Per comprare la cameretta nuova avevamo fatto molti sacrifici: perciò quando i bambini hanno rotto le sponde del letto ho perso il controllo e li ho picchiati. Facevano troppa confusione, non stavano fermi un minuto», l’uomo ventiquattrenne. Sia Giuseppe Dorice che la sorella Noemi sono stati presi a calci a pugni, si era parlato anche di un manico di scopa usato per colpirli. «Piangeva e perdeva sangue dalla testa. Ho provato a difenderli, ma Tony mi ha allontanato con un morso», racconta nella deposizione la mamma. «Non è vero, ha ricevuto il morso perché inavvertitamente aveva colpito il suo piede nudo. E poi non ha chiamato l’ambulanza. Forse avrebbe potuto salvarlo», spiega in studio la conduttrice Federica Sciarelli. «Non ho mai visto nulla di simile», ha dichiarato incredulo il medico che ha visitato la bimba. Per Giuseppe non c’è stato nulla da fare; dopo le botte il bimbo è stato lasciato agonizzante per ore sul divano.

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