Banche, ora Di Maio fa il Renzi: «Tria stai tranquillo, ma firma subito il decreto»

lunedì 1 aprile 13:48 - di Giacomo Fabi

Resta quello delle banche il fronte più insidioso per il governo. Sia Salvini sia Di Maio si sono infatti impegnati in prima persona a risarcire i truffati, prima facendo appostare 1,5 miliardi di euro all’interno della legge di Stabilità poi assicurando la massima celerità nell’erogarli. E oggi che quest’ultimo passaggio registra la resistenza di Tria, entrambi mordono il freno pretendendo lo sblocco immediato del relativo decreto attuativo. Il provvedimento, che riguarda due banche venete e quattro del centro-Italia, tra cui Banca Etruria, è da tempo sul tavolo del ministro dell’Economia, ma la firma tarda ad arrivare.

Sulle banche nuovo fronte polemico nel governo

Il problema è la platea degli aventi diritto. Per la normativa europea azionisti e obbligazionisti sono esclusi dai rimborsi. Per il governo no perché anche questi ultimi sarebbero stati truffati. Il problema è che a deciderlo dev’essere una sentenza della magistratura. In ogni caso, al momento Tria è ben trincerato dietro l’Europa e la situazione resta in stallo. A differenza di Salvini, che solo una settimana fa quasi intimò al responsabile del Mef di licenziare il decreto («se non lo firma lui, lo firmiamo noi»), Di Maio usa all’apparenza più istituzionali ma che nella sostanza riecheggiano tanto l’ormai celebre “Enrico stai sereno” comunicato da Renzi a Letta un minuto prima di defenestrarlo da Palazzo Chigi: «Tria può star tranquillo», assicura oggi il capo politico dei Cinquestelle dai microfoni di Radio Rtl102.5 per poi aggiungere: «Ma il decreto deve essere firmato il prima possibile».

Commissione d’inchiesta: in bilico la candidatura di Paragone

Il decreto sui rimborsi ai truffati non è l’unica spina che angoscia il governo sul fronte bancario. L’altra è la commissione d’inchiesta sulla gestione del credito. Il Quirinale è molto diffidente verso l’iniziativa, tanto che nel promulgarne la legge Mattarella ha scritto ai presidenti di Camera e Senato affinché vigilino sul rispetto dell’autonomia della Banca d’Italia, considerato il vero obiettivo dell’iniziativa, più grillina che leghista in questo caso. Sul punto fa discutere anche il fatto che a presiederla possa essere eletto il giornalista Gianluigi Paragone, il senatore del M5S da sempre molto critico sulla gestione degli istituti di crediti e sull’efficacia della vigilanza esercitata da Via Nazionale. Non è escluso che un suo passo indietro possa facilitare la vita della Commissione. Lo stesso Paragone, in un’intervista alla Verità, ha quasi alzato bandiera bianca rispetto alla candidatura: «Lo spero – ha detto -, ma ci sono resistenze».

 

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