Autonomia, l’affondo di Rampelli: «Nessuno può bypassare il Parlamento»

giovedì 11 aprile 10:34 - di Redazione

«Sull’autonomia differenziata delle Regioni non accettiamo che il Parlamento venga bypassato. Nessuno pensi che le richieste finora avanzate dalle Regioni possano essere considerate alla stregua di trattati internazionali da ratificare in blocco». Lo dice all’Adnkronos il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che ha appena depositato la prima proposta di legge per l’attuazione dell’art.116 della Costituzione, secondo la riforma del Titolo V avvenuta nel 2001. Si tratta di un paletto potenzialmente non di poco conto sul percorso della nuova autonomia richiesta da Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, fortemente sostenuta dalla Lega e da Matteo Salvini. «Ho scritto – spiega – al presidente Roberto Fico su questo tema, che si dice, insieme a Elisabetta Casellati, molto sensibile all’esigenza che le Camere entrino nel merito della riforma. Ma in attesa di sapere le loro determinazioni, anche rispetto al governo, ho deciso di affrontare la questione: non si potrà dire che ci siamo voltati da un’altra parte quando arriveranno gli editti a cambiare di fatto la Costituzione, grazie ad accordi di singole regioni con l’esecutivo nazionale». Tenuto anche conto dell’occhio vigile del Quirinale su questo passaggio, Rampelli non si sorprende della fase di apparente stallo nell’iter delle autonomie per le tre regioni interessate: «È una decisione delicata – sottolinea – e anche divisiva per la maggioranza. Se la Lega ha messo questo tra i punti irrinunciabili, i Cinquestelle non possono mollare adesso. Al limite, lo faranno dopo le Europee, quando non rischieranno più una debacle al Sud».

Rampelli spiega i punti fondamentali

La proposta di legge depositata da Rampelli mira a unire i punti di un percorso appena tratteggiato. Come si legge nella relazione, «l’assenza di una prassi applicativa, e, ancor più grave, di una procedimento applicativo sono uno dei maggiori scogli su cui oggi si infrangono le iniziative autonomistiche» e si tratta così di colmare un vero e proprio «vuoto normativo perché il Parlamento in questi anni non ha dato attuazione all’articolo 116». Per Rampelli, il risultato è che «le richieste di autonomia arrivate negli scorsi anni, come quella del Veneto nel 2008, si sono arenate e che quelle in corso di esame, riguardanti ancora il Veneto, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, procedono a rilento, senza un percorso preciso e definito». Né si può immaginare che da vicepresidente della Camera lasci non si muova di fronte al «rischio concreto che il Parlamento, organo deputato dalla Costituzione alla concessione dell’autonomia, sia invece escluso dal processo decisionale». Insomma, nella proposta dell’esponente di Fdi si dà una sequenza chiara e omogenea, attraverso cui tutti le Regioni possano, se vogliono, attivare la clausola delle competenze differenziate; rendere certo l’iter, anche con riguardo alla fase interna al governo; assicurare il coinvolgimento effettivo del Parlamento, «anche tramite l’esercizio dei propri fisiologici poteri emendativi». Insomma, non è che il Parlamento possa essere messo di fronte ad una proposta prendere o lasciare in blocco.

Gli articoli della proposta di legge

Ecco, quindi, che all’articolo 1 della proposta di indica come finalità la disciplina delle «modalità di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia regionale». L’art. 2 prevede che le regioni a Statuto ordinario «possono chiedere al governo, con deliberazione del Consiglio regionale, l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia regionale»; deliberazione che è preceduta da un percorso partecipativo avviato (e documentato con relazione ad hoc) dalla regione interessata «in cui devono essere acquisiti i pareri del Consiglio delle autonomie locali, di cui all’articolo 123, quarto comma, della Costituzione, delle province e delle città metropolitane costituenti la regione». Presentata la deliberazione al presidente del Consiglio dei ministri, il governo e la regione interessata, secondo l’art.3, «definiscono l’intesa sulla richiesta di ulteriori forme e condizioni di autonomia regionale», intesa che va adottata entro sei mesi e nella quale sono disciplinati i rapporti finanziari fra lo Stato e la regione, in coerenza con l’articolo 119 della Costituzione e nel rispetto del principio di perequazione. Sull’intesa deve esserci il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano che si esprime entro 30 giorni. E si arriva così all’art. 4 della proposta Rampelli: entro 60 giorni dal parere della Conferenza permanente, il governo delibera la presentazione in Parlamento dell’apposito disegno di legge per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni di autonomia regionale. Il ddl del governo: a) disciplina le condizioni che regolano le forme e le condizioni dell’autonomia regionale; b) regola i rapporti finanziari fra lo Stato e la regione; c) individua le norme contrastanti con l’intesa che cessano di essere applicabili, nei confronti della regione interessata; d) stabilisce termini e modalità di verifica e revisione dell’intesa. Infine, al comma 3 si precisa che «il disegno di legge, che è sottoposto anche al parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali, è approvato a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera».

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