Autonomia del Nord, ora Salvini accelera: «Va fatta, è nel contratto di governo»

lunedì 29 aprile 12:54 - di Valerio Falerni

Era fatale che le polemiche sul ripristino delle province in uno con la proposta di legge grillina di modifica dei meccanismi di nomina dei manager delle Asl, attualmente di competenza regionale, facessero riaffiorare il  progetto di autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, da mesi a bagnomaria in attesa delle elezioni europee del prossimo 26 maggio. La tregua tra M5S e Lega, però, è saltata e Salvini è tornato a brandire come una clava il tema più caro alla base leghista del Nord. «Il sistema centralizzato non funziona. Se i cinquestelle hanno cambiato idea, rispetto a quello che hanno detto per anni, lo spiegheranno agli elettori», ha sentenziato il vicepremier dai microfoni di No stop news su Rtl 102.5.

Salvini: «Non so se il M5S ha cambiato idea»

In realtà, il sistema centralizzato non esiste più da tempo. Almeno dal 2001, quando l’allora centrosinistra stravolse il Titolo V della Costituzione togliendo poteri allo Stato per affidarlo alle regioni e poi creando una zona salmastra in cui la competenza legislativa è concorrente, cioè sia dell’uno che delle altre, con buona pace della certezza del diritto, della speditezza della pubblica amministrazione e della sovrapposizione burocratica.

Il Sud è diffidente. E Di Maio potrebbe approfittarne

Ma, si sa, in campagna elettorale non è che si sta lì col bilancino del farmacista a pesare le parole dei politici. E Salvini, sul tema dell’autonomia, di parole ne ha  pronunciate tante e tutte in favore di un maggiore decentramento in favore del territorio. «Probabilmente – ha  spiegato – dare responsabilità, merito, competenze agli enti locali potrebbe migliorare la situazione. Oggi non ci sono gli stessi servizi per tutti in tutte le regioni». Giusto, ma solo perché le regioni sono già autonome. Dare loro la possibilità di gestire anche il residuo fiscale, come vuol fare la Lega, rafforzandone l’autonomia significa far diventare i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Sotto il profilo elettorale, brandire contro il M5S la clava dei maggiori poteri alle tre regioni settentrionali di certo è utile a riempire la pancia dei vecchi leghisti del Nord, ma nello stesso tempo espone i nuovi leghisti del Sud alla concorrenza dei grillini, nonostante questi abbiano avallato l’autonomia rafforzata accogliendolo nel contratto di governo. Per Di Maio potrebbe trattarsi di uno scenario niente male, anzi quasi da leccarsi i baffi.

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