Anziano massacrato a Manduria: «Cieca violenza». Mamma in lacrime: «Dove ho sbagliato?»

lunedì 29 aprile 9:07 - di Paolo Sturaro

«Chiederemo pene esemplari. Siamo di fronte a una violenza senza limiti». Lo ha detto al Tg1 il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo in merito alle aggressioni subite da Antonio Cosimo Stano da ragazzini tra i 16 e i 23 anni, tutti di Manduria. «L’intervento è stato tempestivo ma sarebbe stato ancora più tempestivo se chi sapeva avesse avvisato prima le forze dell’ordine – ha aggiunto – Saremmo intervenuti in tempo e oggi Stano sarebbe ancora vivo».

Anziano massacrato a Manduria, c’è un nuovo video

In un nuovo video sequestrato dagli inquirenti sono almeno 7 i  bulli a infierire con un bastone contro il pensionato. «Le chiamano bonariamente bravate – ha continuato il procuratore – ma sono bravate criminali». Nella veglia per Stano, nella parrocchia di don Bosco, le parole di don Dario De Stefano: «Quando siamo davanti a un soggetto fragile bisogna andare oltre per scoprire in lui la presenza misteriosa. Piuttosto che prenderci gioco, additare chi ha una disabilità psicologica o semplicemente una fragilità, bisogna vedere in lui il volto di Cristo. Amarlo, perché se ameremo chi è fragile faremo l’esperienza dell’incontro con Dio. In questo è importante l’educazione che diamo ai nostri ragazzi, aiutiamoli a capire, facciamogli fare volontariato, lasciamo che stiano nei luoghi sofferenza perché è anche così che si capisce di più il senso della vita». Il prete si è rivolto ai genitori di Manduria: «E una cultura, questa, che sta spersonalizzando i ragazzi, un mondo in cui sperimentano il vuoto che si trasforma  in noia, una noia che in qualche modo deve essere riempita».

Il dolore di una mamma: «Mi sento responsabile»

«Mi sento responsabile io dell’assenza di umanità dimostrata da mio figlio, anche solo per aver condiviso un video girato da altri. In casa viviamo male, non dormiamo. Perché? mi chiedo, dove ho sbagliato?». A parlare all’AdnKronos è stata la mamma di uno dei ragazzini il cui nome compare nell’inchiesta. Un adolescente che, finito nel frullatore di investigatori e inquirenti, si è chiuso in camera e non esce. Ha compiuto 17 anni da poco, il ponte e le feste lo hanno graziato almeno dal rimettere piede a scuola perché, come assicurano i genitori, non avrebbe sopportato lo sguardo dei compagni, delle professoresse, la ripresa della vita normale come nulla fosse.

«Siamo sempre stati presenti, nonostante il nostro lavoro»

«Non abbiamo mai fatto passare liscia a nostro figlio una marachella, una mancanza di rispetto, una parolaccia in casa – ha raccontato la madre, stavolta in lacrime -. È stato sempre un ragazzino timido, all’apparenza ancora più piccolo della sua età al punto da non aver avuto ancora una fidanzatina. Lavoriamo entrambi, io e il padre, ma cerchiamo di essere presenti, attenti, scrupolosi nel controllarlo. Quando ho saputo di quei video passati per il cellulare che noi gli abbiamo comprato – ha aggiunto la donna – all’inizio ho provato una gran rabbia; poi mi sono fermata e mi è venuto il panico. Perché mio figlio si è divertito anche solo a vedere quelle scene raccapriccianti? Perché ha sentito il bisogno di condividerlo con altri? Abbiamo sbagliato? Avremmo potuto fare meglio? Questi pensieri mi tolgono il sonno».

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