Anche gli imprenditori non ne possono più della Raggi: «Roma muore, pronti alla piazza»

lunedì 1 aprile 15:15 - di Redazione

Per la sindaca (o presunta tale) è sempre notte. Non ne indovina una, neppure a pagarla a peso d’oro. Non risponde , la Raggi, alle proteste. Resta in silenzio, le è più comodo far sapere il suo pensiero su Facebook. Scrivere un post è più facile, senza dubbio. E poi ci sono sempre gli affezionati che mettono i like e ti fanno sentire enorme. Ora però anche gli imprenditori non ne possono più e minacciano la Raggi di scendere in piazza. «Non è la prima volta che lanciamo il nostro grido di allarme. Ma finora c’è stato il più assoluto silenzio e nessuna risposta. Se non raggiungiamo l’obiettivo dovremo andare oltre le conferenze stampa e gli appelli». È l’ultimatum lanciato  alla Raggi  dalle sette principali Associazioni imprenditoriali, in una conferenza stampa #RinascimentoRoma, al residence Ripetta.

Tutti contro la Raggi: “Fa finta di niente”

«Non vogliamo più vedere questo degrado. Dobbiamo fare qualcosa di più concreto e se le associazioni che sono qui oggi non ricevono risposta dovremo progettare qualcosa di più forte compreso scendere in piazza».  «Non siamo qui per chiedere le dimissioni della sindaca – ha detto il presidente di Confesercenti Roma Valter Giammaria – siamo qui per sottolineare la crisi della città e delle imprese. Raggi non può fare finta di niente. Noi siamo per fare le cose. Vogliamo confrontarci con la sindaca per il rilancio di Roma. Sarebbe assurdo da parte di chi ci governa farci arrivare a fare manifestazioni, la piazza è una extrema ratio». La protesta contro la sindaca si allarga quindi a macchia d’olio. Proprio in questi giorni, in molti quartieri della Capitale, è esplosa la rabbia della gente.

La Tiburtina, la metro C, le stazioni del centro chiuse

Servono azioni ”basiche”: dalla metro al decoro della città all’ultimazione di lavori iniziati da anni, dalla Tiburtina, dove ogni giorno 20mila persone vivono disagi insostenibili per raggiungere il posto di lavoro, al corridoio della mobilità a via Laurentina. Ma anche superare le difficoltà che bloccano il prolungamento della Metro B da Rebibbia a Casal Monastero e il completamento della Metro C. «È difficile spiegare che ci sono tre fermate della metro chiuse, qualsiasi giustificazione non regge non solo per chi vive a Roma ma anche per chi viene a Roma», ha sottolineato Tortoriello. «È un grido di allarme che arriva dal cuore pulsante dell’economia della città metropolitana di Roma. Il nostro è un appello forte per un tavolo che metta in piedi una progettualità concreta affinché Roma possa diventare una città competitiva e attrattiva». Il presidente di Unindustria ci tiene a sottolineare che non ci si vuole fermare alla denuncia del ”malessere” ma anche «mettere in campo una progettualità».

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