Alan Kurdi, l’arroganza delle Ong: la figlia di Gino Strada denuncia il governo ai pm

sabato 6 aprile 14:48 - di Paolo Lami
La nave Alan Kurdi, battente bandiera tedesca, della Ong tedesca Sea Eye

La figlia di Gino Strada, Cecilia, assieme alla presidente dell’Arci, l’associazione dei movimenti antifascisti, Francesca Chiavacci, ex-deputata del Partito Democratico, e ad altri personaggi della sinistra più o meno radicale legati al mondo delle Ong e dell’immigrazione, denuncia il governo italiano ai magistrati agrigentini accusandolo di «gravissime violazioni di leggi nazionali e convenzioni internazionali nel caso del blocco navale operato contro la Alan Kurdi con a bordo donne uomini e bambini al largo di Lampedusa».

Per quanto ci si possa sforzare, non si riesce a ricordare – segno che, forse, non c’è mai stata – un’iniziativa identica – la denuncia del governo italiano ai magistrati – nel 1997 quando il governo – primo ministro Romano Prodi, ministro degli Esteri, Lamberto Dini, Beniamino Andreatta alla Difesa, Giorgio Napolitano al Viminale, cioè la crème de la crème della sinistra – adottò il decreto legge che regolava i respingimenti in mare dei profughi albanesi con il blocco navale contestato dall’Onu.

Il silenzio della sinistra quando Prodi e compagni attuarono il blocco navale

All’epoca Cecilia Strada aveva diciotto anni. Non era proprio una bimbetta. E qualche opinione in merito su quel blocco navale che provocò, fra l’altro 81 morti nel canale d’Otranto per uno speronamento accidentale, compresi donne e bambini, l’avrà pure avuta. Ma non è rimasta scolpita sul marmo.
Quanto alla Chiavacci, all’epoca faceva parte del partito di governo, il Partito Democratico della Sinistra. Non si può giurare che si sia spellata le mani per applaudire il suo partito che aveva imposto il blocco navale. Ma certo il suo dissenso – se ma ci fu – non venne formalizzato con una denuncia di Prodi e del governo di sinistra ai magistrati.

Oggi, invece, giacché la sinistra non è più al potere tenta la strada giudiziaria. Come ha sempre fatto d’altronde, incapace com’è di accettare le regole della democrazia. E, di fronte alla legittima decisione del governo italiano di chiudere i porti ai trafficanti di immigrati e clandestini e alle Ong, in particolare alla Sea Eye e alla sua nave “Professor Albrecht Penck” rinominata strumentalmente “Alan Kurdi“, cerca di utilizzare la magistratura, in particolare quella agrigentina, per riuscire a spuntarla.

Il tentativo giudiziario delle Ong di utilizzare i pm contro il governo

La speranza, neanche tanto segreta della sinistra, è che Luigi Patronaggio, il procuratore di Agrigento che accusò Matteo Salvini di sequestro di persona per aver impedito ai clandestini della nave Diciotti di sbarcare per cinque giorni, torni alla carica. Poco importa se, nel frattempo, il teorema di Patronaggio è stato smentito dai suoi stessi colleghi.

Nel frattempo, dopo aver rimbalzato inutilmente di fronte alle acque territoriali italiane di Lampedusa, la nave Alan Kurdi della Ong Sea Eye ha deciso di andarsene dopo aver capito che il governo italiano non si faceva né intimidire né piegare dall’ennesimo giochetto con i clandestini a bordo raccolti sotto le coste libiche.

La traccia della navigazione della Alan Kurdi che, dopo aver tentato di entrare nelle acque territoriali italiane a Lampedusa, lascia l'area diretta verso Malta

La traccia della navigazione della Alan Kurdi che, dopo aver tentato di entrare nelle acque territoriali italiane a Lampedusa, lascia l’area diretta verso Malta

Dopo uno stallo durato tutto il giorno davanti alle acque territoriali italiane a 15 miglia da Lampedusa, la nave Alan Kurdi dell’Ong Sea Eye con a bordo i 64 clandestini punta la prua verso Malta che dopo l’iniziale silenzio ora ha accondisceso allo sbarco garantendo che i nuclei familiari degli extracomunitari non saranno divisi.

Il Viminale aveva accettato di far scendere dalla Alan Kurdi le donne con i loro figli di 1 e 6 anni, e la terza donna incinta – perlomeno singolare che su 64 clandestini la quasi totalità siano uomini – e le aveva autorizzate a sbarcare  ma le donne hanno rifiutato sostenendo di non volersi separare dai propri mariti.

Sea Eye attacca e il ministro Salvini: «non ha umiliato solo i naufraghi, ma sfrutta tutto e tutti per ottenere il massimo vantaggio possibile da questa situazione», strillano dall’Ong.

«Dietrofront, nave Ong diretta a Malta. Molto bene, in Italia non si passa. #portichiusi», replica su Facebook, Matteo Salvini.

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