Addio alla voce amica di ogni mattina. Massimo Bordin ci mancherà

mercoledì 17 aprile 15:16 - di Annalisa Terranova

E’ scomparso Massimo Bordin, storica voce di Radio radicale. Il giornalista, 67 anni, è stato direttore dell’emittente dal 1991 al 2010, poi curatore della storica rubrica ‘Stampa e Regime’, rassegna stampa dedicata ai temi politici della giornata. Con la sua voce e con i suoi ragionamenti ha accompagnato le mattinate di tanti italiani. La sua scaletta, i titoli scelti, la descrizione delle prime pagine, gli editoriali che leggeva: in questa atmosfera ci siamo immersi a migliaia prendendo il caffè e meditando sulle sorti del Paese.

Bordin stava male, ma fino al primo di aprile ha voluto leggere i giornali su Radio radicale. Era un giornalista schierato senza ipocrisie, sicuramente un uomo libero oltre a essere colto, intellettualmente onesto e profondo conoscitore della storia politica italiana, soprattutto di quella giudiziaria. La sua morte, proprio in queste ore in cui i Cinquestelle vorrebbero decretare la fine dell’esperienza di Radio Radicale, fa pensare alla fine di una stagione dell’informazione, sicuramente una stagione tra le più autorevoli: quella fatta di passione e cultura politica, di senso civico e di responsabilità,  e non di inseguimento dell’audience a tutti i costi. La rassegna stampa di Massimo Bordin era esemplare nel rispecchiare questi criteri: c’era attenzione alle cose davvero importanti e non alle notizie acchiappa-clic. C’era amore per il mestiere.

Come molti giornalisti che avevano iniziato tanti anni fa si trovava a disagio tra strillonaggi e fake news ma affrontava il nuovo clima con ironia e sagacia, con commenti caustici che erano il suo stile personalissimo e inimitabile. Il gossip lo lasciava indifferente. Il giornalismo culturale, così anacronistico ormai, continuava ad attirare il suo interesse. Certo, aveva le sue idee. Era un laico, era diffidente verso la magistratura, era scettico sull’antipolitica, era esperto di Pci, Dc, Psi e anche del Msi. Era un vero giornalista, non uno yesman. Alla sua professionalità rendiamo onore. Mancherà a tanti italiani ed anche a noi. Ci mancherà non solo la sua rassegna stampa ma la sua capacità di collegare fatti ed episodi anche lontani andando anche in questo caso controcorrente, contro la notizia usa e getta, contro il sensazionalismo, contro l’istantaneità del titolo. A Bordin piaceva interpretare, piaceva leggere le notizie in profondità. E in questo è stato senza dubbio uno dei migliori anche se, come sempre accade in Italia, se ne ricorderanno più ora che ci ha salutati per sempre di quando era in vita.

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