25 aprile, Mattarella ripropone il mito logoro della resistenza come secondo Risorgimento

giovedì 25 aprile 11:29 - di Aldo Di Lello

25 aprile 2019, sembra che nulla sia cambiato in Italia a 74 anni dall’insurrezione decisa dal Cln nell’Italia del Nord: le massime istituzioni della Repubblica ci offrono gli stessi gesti e le stesse parole. A partire dal presidente Sergio Mattarella, che stamattina ha aperto la giornata di celebrazioni depositando una corona all’Altare della Patria.  Il tempo non sembra passato anche e soprattutto per il messaggio che il capo dello Stato ha voluto inviare  per caratterizzare questa settantaquattresima ricorrenza. Mattarella ha infatti riproposto il mito logoro della resistenza come secondo Risorgimento,  per poi aggiungere il suo no a “riscritture della storia”. “I giovani -dice l’inquilino del Colle-  facciano propri i valori costituzionali. La festa del 25 aprile ci stimola a riflettere come il nostro Paese seppe risorgere dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. Un vero secondo risorgimento in un Paese materialmente distrutto e gettato nello scompiglio dal regime fascista nemico e da quello monarchico”.

Mito logoro, quello delle resistenza come secondo Risorgimento, già al tempo della Prima repubblica, quando, a egemonizzare il campo  fu l’idea di derivazione comunista della resistenza e dell’antifascismo come varianti della lotta di classe. Il legame con il Risorgimento era invece una tesi di derivazione azionista, cioè dei Calamandrei, dei Lusui, dei La Malfa e poi dei loro eredi ideologici alla Eugenio Scalfari. Parliamo di un’idea che non ha mai fatto breccia, anche perché era in contraddizione con quell’oscuramento del sentimento nazionale seguito alla fine della guerra, Parlare del Risorgimento significava infatti parlare comunque  di nazione, una parola che per lunghi decenni è stata bandita dal lessico ufficiale della Repubblica

Riproporre queso logoro mito oggi significa allargare il fossato tra istituzioni e popolo. La realtà italiana va in tutt’altra direzione rispetto all’ideologia ufficiale  e nuove emergenze bussano alla porta. Pensare di ricreare coesione civile  attraverso i miti del passato non è altro che una pia illusione.Il mito della resistenza non scalda il cuore degli italiani, neanche in binomio con la memoria del Risorgimento.

 

Commenti

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  • Paolo Ferlini 26 aprile 2019

    Buongiorno,
    condivido appieno quanto espresso nell’articolo e in più vorrei aggiungere una nota sul fatto che in un solo discorso il nostro “Presidente” è riuscito ad aumentare il divario tra un italia che legge la storia per quello che è e una per quello che ci è stato raccontato/imposto dalla storiografia ufficiale di esaltazione di un processo che non fu di liberazione (almeno per una parte) ma di vera guerra civile per imporre una dittatura diversa da quella presente; e contemporaneamente il nostro è riuscito ad offendere decine di migliaia di uomini di ogni razza, colore, provenienza e fede che sono morti risalendo la penisola combattendo per liberarla dall’occupazione tedesca. “Caro Presidente i liberatori esistono e non sono certamente quelli da Lei osannati.”
    La condivisione della “verità “storica, ma quella vera, ci renderebbe finalmente liberi veramente.

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