1^ Classe, parla lo stilista Alviero Martini: “Tutto è partito da una valigia di cartone”

lunedì 1 aprile 17:31 - di Salvatore Bucolo

Si è svolta nei giorni scorsi a Palermo la selezione di piccoli modelli dai 4 agli 8 anni, voluta dallo stilista italiano Alviero Martini, noto per la linea di 1^ Classe caratterizzata dal motivo di una mappa geografica. Nasce a Cuneo, dove compie i suoi studi artistici, che conclude con un corso di specializzazione come vetrinista-allestitore il 13 marzo 1950. A 14 anni, entra in una sartoria, dove impara a tagliare e cucire. Molti anni più tardi, nel 1987, nella sua ricerca di “qualcosa di unico”, incontra il suo destino. A Mosca, trova una carta geografica, un planisfero tanto affascinante quanto sbiadito, e lo incolla su una vecchia valigia: nasce così l’idea di dare vita a una innovativa linea di borse e bagagli, che hanno per motivo la carta geografica. È il 1990, ed è l’anno del successo in tutto il mondo, partendo dall’America. Nel 2006 Alviero Martini lancia la linea ALV (acronimo del marchio Andare Lontano Viaggiando), acronimo molto caro allo stilista che, con questo nuovo marchio, dà vita a una collezione di borse, accessori e vestiti, contrassegnati dal motivo dei timbri del passaporto, e da allora conquista i mercati di tutto il mondo. 

Cos’è, per Lei, viaggiare?

Per me, viaggiare significa rigenerare l’anima, conquistare nuove terre, nuove culture, conoscere nuova gente. In poche parole, significa tornare carico e vedere il mondo con occhi nuovi.

Dopo tutti questi viaggi, è stato più in cielo o più in terra? 

Sono stato sicuramente in terra, ma molto di più sugli aerei, sui treni, sulle macchine, quindi molto più in movimento. È proprio il movimento che mi dà il senso di “azione”.

Quella famosa valigia di cartone, sulla quale ha incollato una cartina geografica, Le ha cambiato la vita?

Assolutamente sì. L’avevo fatta per l’allestimento della vetrina, ma quando l’ho finita mi dissi che, forse, proprio quella valigia sarebbe stata quel “qualcosa di unico” che cercavo fin da quando avevo otto anni. Quattro giorni dopo l’allestimento, tutti mi chiedevano di chi fosse e chi l’avesse fatta, tutti la volevano comprare: lì ho capito che dovevo investire per fare una linea di borse con le carte geografiche. 

Quali sono i segreti del suo successo?

Innanzitutto la perseveranza, la temerarietà, la volontà, l’umiltà; soprattutto bisogna ascoltare, vedere, girare e cercare tra la gente. Io viaggio anche in economy proprio perché voglio stare tra la gente. Prendo la metropolitana, l’autobus perché è il contatto con la gente che mi permette di capire di cos’ha bisogno. È così che si trova l’ispirazione.

È più facile diventare famosi in Italia o all’estero?
Beh, nel mio caso, è lampante che è stato l’estero ad avermi dato la notorietà. 

Cos’è successo alla moda italiana dal 2000 in poi?

Dal 2000-2005 in poi, è cambiato tutto, perché sono arrivati i social ed è successo il finimondo. Ancora adesso siamo in un marasma d’illecito, che non consente al compratore di avere un riferimento credibile. Io ho alle spalle cinquant’anni di carriera, e conosco la storia della moda e del made in Italy; purtroppo adesso sono arrivati influencer e blogger, che per la maggior parte sono soltanto dei personaggi pubblici senza qualifica, che propongono qualunque cosa senza rischiare nulla, hanno soltanto guadagni e non garantiscono la qualità di un prodotto, indipendentemente dalla sua provenienza. 

La politica italiana aiuta i giovani a fare impresa?

No, non li aiuta. È più una propaganda politica. Io collaboro con dei ragazzi, che hanno tutti la voglia di fare un’impresa, una startup, che regolarmente trovano intoppi da tutte le parti – le banche non aiutano, lo Stato aiuta pochissimo – così poi sono costretti a tornare da me, a chiedermi come si fa. In questi casi si investe, ma non tutti hanno la possibilità di farlo; anzi, oggi anche noi, che siamo affermati, gli investimenti li misuriamo, li calibriamo a seconda del mercato, che è veramente instabile in tutto il mondo. 

Quando arriverà l’ora di fare il viaggio definitivo, cosa porterà con sé nella sua valigia?

Beh, lo prendo come un buon auspicio, e quindi il viaggio “definitivo” sarà tra molti, moltissimi anni. Lo dico già da ora: voglio con me un grande taccuino e una penna, una matita, uno strumento qualsiasi per poter scrivere e annotare tutte le idee che mi verranno, perché magari potrò elargirle e mandarle a qualcun altro nel mondo. Ma, soprattutto, vorrei continuare ad annotare tutte le mie intuizioni, perché sono delle scintille che mi alimentano quotidianamente. Vorrei poterlo fare anche nel mio ultimo viaggio, che sarà molto, molto lontano.

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