Venezuela, Guaidò affronta il suo destino e torna in patria: “Muoiono di fame a centinaia di migliaia”

domenica 3 marzo 12:18 - di Redazione

Sempre più tesa la situazione in Venezuela, argomento del quale ha parlato anche Giorgia Meloni nel suo discorso alla kermesse dei conservatori di Washington. “Annuncio il mio rientro nel Paese e la convocazione di mobilitazioni in tutto il territorio nazionale per lunedì e martedì”. Lo annuncia su Twitter il presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidò, reduce da una settimana di impegni e incontri i vari Paesi sudamericani. “Diffondete questo messaggio e prestate attenzione al nostro appello attraverso i social network”, aggiunge. Guaidò in venezuela rischia l’arresto perché gli era stato proibito di lasciare il Paese. Vedremo del il dittatore Maduro andrà sino in fondo.

Ma Juan Guaidò non si ferma e denuncia: circa 300mila persone “rischiano di morire di fame” mentre oltre 3 milioni soffrono per gravi motivi di salute”dice Guaidò in una intervista al Fatto Quotidiano. Guaidò, dall’Argentina, dove si trova per il tour alla ricerca di appoggi internazionali per convincere le forze armate ad una transizione non sanguinosa, annuncia che trasformerà il carnevale venezuelano in una “occasione di protesta” contro il regime di Nicolas Maduro. ”Ciò che è successo una settimana fa, con il blocco degli aiuti di emergenza alle frontiere del Paese, missione in cui erano coinvolti diversi Stati, è la dimostrazione di quanto all’attuale regime non interessi la vita del popolo venezuelano: un regime che è arrivato anche a uccidere indios che stavano trasportando aiuti. Attualmente – sottolinea – circa 300.000 venezuelani sono a rischio di morire di fame e oltre 3 milioni soffrono di condizioni gravissime di salute. Lo sforzo diplomatico internazionale in corso ha come scopo non solo il ritorno del Venezuela alla democrazia, ma mettere la parola fine alla tragedia che il popolo sta vivendo”. Quanto al suo viaggio nelle capitali straniere alla ricerca di appoggi Guaidò sottolinea: “Per il popolo venezuelano è di estrema importanza il riconoscimento fatto da 60 nazioni del mondo di una lotta che dura da anni per ottenere la democrazia e il rispetto della Costituzione. Il grande dilemma attuale del Paese è quello tra dittatura e democrazia. È una lotta tra povertà e miseria contro progresso e prosperità. Ed è per questo che sono qui per spiegare il nostro progetto e di come vogliamo recuperare il Paese verso una transazione pacifica”.

Guaidò si sofferma poi sulle relazioni di Cina e Russia con il Venezuela: “Capisco – spiega – il supporto dato al Venezuela negli accordi multilaterali e in quelli diplomatici, ma se vogliamo entrare nei fatti, nessuno di questi due Paesi ha messo un dollaro nel periodo 2015-2016 e i successivi investimenti, fatti con capitali notevoli, nel 99% sono stati posti in settori che non stanno minimamente funzionando. Un governo serio avrebbe sviluppato le attività nelle quali sono stati fatti investimenti: invece qui ci troviamo per esempio con Pdvsa, la società petrolifera di Stato, con il fatturato catastroficamente ridotto. Il Venezuela, maggior produttore di petrolio al mondo, si trova oggi costretto a importare questa materia ed è il simbolo del collasso energetico. So bene che il processo di relazioni diplomatiche abbia i suoi tempi ma noi siamo sempre aperti al dialogo. Soffermandosi infine sull’amnistia ai militari decisa nelle ultime riunioni dell’Organizzazione degli Stati americani e quella del Gruppo di Lima Guaidò afferma: “Le Forze armate sono state protagoniste in tutti questi anni di episodi di uccisioni, tortura e repressione ed è impensabile che un regime che continua a violare i diritti umani possa rimanere impunito di fronte alle accuse internazionali in questo senso. Per cui Maduro esercita tutte le pressioni possibili per evitare lo smembramento delle forze armate e poter continuare a esercitare il potere. Ma qui entra in gioco anche Cuba e la sua influenza logistica e di intelligence nel terrorizzare le truppe per evitare che si ribellino minacciando di imprigionarle: finora abbiamo registrato 180 defezioni nell’esercito e nell’aeronautica, con alti gradi e responsabili di reparti blindati. Si minacciano anche ritorsioni contro le famiglie di eventuali disertori. Noi -conclude Guaidò- garantiamo quanto prescritto dalla Costituzione e stiamo lavorando a una soluzione in questo senso: manteniamo a tutti la porta aperta per partecipare attivamente al periodo di transizione che ci aspetta cosa che include, ovviamente, le Forze Armate”.

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