Veltroni cerca un posto nel Pd di Zingaretti: «Ho fatto tanto per l’Africa»

11 Mar 2019 16:39 - di Sveva Ferri

Non vuole dare consigli, ma «un aiuto». Non torna in politica, perché non è «mai andato via». Se può «dare una mano», lo fa volentieri. Walter Veltroni in questi giorni gode di una certa visibilità legata all’uscita del suo ultimo film, C’é tempo. Ma, oltre che per parlare delle sue performance come regista, sembra approfittarne per candidarsi a un ruolo nel Pd a guida Nicola Zingaretti. Un segretario con cui appare così tanto in sintonia da rivendicare anche un comune sentire in fatto di scelte immobiliari: «Secondo me, fa bene, ha ragione», ha detto l’ex segretario, parlando della scelta di Zingaretti di lasciare il Nazareno per una sede più “aperta”, ovvero un open space al piano strada. «All’inizio del Pd avevo fatto il loft che aveva quelle caratteristiche», ha rivendicato Veltroni, creando una continuità ideale con il nuovo segretario.

«Non do consigli. Se posso, do una mano»

«Non do consigli, non sarebbe corretto. Se posso, do un aiuto», ha detto l’ex segretario Pd, ospite di Adnkronos live, dove ha svelato che «non ritorno in politica perché non sono mai andato via». «La politica non è solo ruoli. La si può fare in tanti modi anche senza avere un ruolo», ha detto Veltroni, ribadendo che «se posso dare una mano per le cose in cui credo, lo faccio». Praticamente un appello a riprenderlo in servizio, accompagnato da una serie di riferimenti indiretti che fanno pensare a quanto oggi potrebbe tornare utile una figura come la sua, con il suo stile politico, con il suo approccio. «Questo Paese ha bisogno di tornare a sperare, avere grandi sogni, grandi obiettivi, grandi mete. E ha bisogno di un po’ di rispetto reciproco. Questo è il sale della democrazia. Da questo punto di vista che ci sia all’opposizione una forza che dimostra una sua consistenza, è un fatto positivo per la democrazia. Un one man show, un governo senza opposizione non fa bene», ha detto Veltroni, che poco prima aveva sottolineato quanto la sua attività di cineasta sia influenzata dal lavoro di Fellini, un grande visionario che «raccontava grandi storie».

La narrazione dei grandi sogni e dei buoni sentimenti

«Siamo in un tempo in cui persino la gentilezza, un sorriso diventa eversivo. Per me quelle citazioni sono come dei fiori, un omaggio a chi mi ha regalato», ha spiegato poi Veltroni a proposito delle citazioni contenute nella sua pellicola, mentre di lì a poco ha preso a raccontare con i tratti della “storia gentile” anche la sua esperienza da sindaco. «Fare il sindaco di Roma è stata la cosa più bella della mia vita: è la mia città, la conosco sampietrino per sampietrino. Mentre venivo qui, a Piazza Mastai un signore mi ha detto una cosa gentile. Anche umanamente, quella è stata un’esperienza bellissima», ha detto Veltroni, aggiungendo che «avevi la sensazione che le cose in cui hai creduto, che ti hanno ispirato e ti facevano fare quella vita infernale, poi avevano una traduzione. Accendere una luce in una strada che non l’ha mai avuta, fare un parco per dei bambini che non avevano mai avuto uno spazio per giocare, mettere una mensa per i bambini che avevano la celiachia, aprire l’auditorium, la Galleria Sordi… Quello è il lavoro più bello perché è il lavoro in cui la dimensione dei valori e la concretezza delle cose si intrecciano di più».

Veltroni e il suo “buen retiro”: «L’Africa? Ho fatto più io…»

E quella frase che disse sul lasciare la politica e andare in Africa? «No, non mi sono pentito», ha spiegato Veltroni, secondo il quale «la parte d’interesse generale è la prima, che avrei smesso con la politica. Poi quello che faccio o non faccio dopo, riguarda me e posso dire di aver fatto per l’Africa più di quanto abbiano fatto dodicimila di quelli che… ma questo riguarda me». «La parte pubblica è che quando avevo il massimo di responsabilità, il massimo di potere ho detto che avrei smesso di far politica e ho smesso, senza rompere le scatole a nessuno», ha puntualizzato, chiarendo poi, con una battuta, quello che pensa di Matteo Renzi: «Un film su di lui? Non è il progetto al quale sto lavorando…».

 

 

 

 

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