Toninelli boicotta la legge Meloni: non stanzia soldi per salvare i bambini

giovedì 28 marzo 6:00 - di Francesco Storace

A che altro gioco sta giocando il ministro Toninelli? Se c’è una norma di civiltà approvata, è la legge Meloni per evitare altre, drammatiche morti di bambini abbandonati in automobile. A luglio deve entrare in vigore, ben nove mesi – manco a farlo apposta – dopo l’approvazione alle Camere, ma il governo si è scordato di finanziarla.
Di più: proprio Toninelli sembra impegnato nel gioco delle tre carte. Deputati e senatori gli presentano interrogazioni per capire che cosa sta facendo sul tema l’esecutivo, e lui risponde buttando la palla in tribuna, sparando date a casaccio.
Ma veniamo al punto. Secondo la legge Meloni, le auto che trasportano bambini di età inferiore ai 4 anni dovranno essere equipaggiate obbligatoriamente con un dispositivo elettronico che segnala la presenza dei passeggeri più piccoli.

“Anche se si salvasse un solo bambino..”

“Sono estremamente orgogliosa che una legge per imporre la dotazione di sistemi acustici che impediscano di abbandonare i bambini in auto porti il mio nome”. Così all’approvazione del testo la leader di Fratelli d’Italia. “Se riuscissimo con questa norma a salvare anche solo la vita di un bambino, ci avrà ripagato e avrà dato un senso a tutto il nostro impegno politico”.
Le legge, entrata in vigore il primo ottobre 2018 – è la numero 117 – ha previsto date precise. Entro 60 giorni il ministro delle infrastrutture – che in Italia si chiama Toninelli – doveva emanare un decreto sulle modalità tecniche da inviare in Europa per l’adeguamento alle regole vigenti. Del resto, ormai si fa così su tutto, persino sulla sicurezza dei nostri bambini in auto.

Un milione di euro anziché 70!

E soprattutto mettere in finanziaria i soldi necessari per non gravare sulle famiglie. E’ scritto nella legge all’art. 3. “Provvedimenti legislativi” per agevolazioni fiscali. Circa 70 milioni di euro per mettere in sicurezza i bambini sotto i 4 anni (ovviamente solo il primo anno, poi la spesa sarebbe a calare per i nuovi nati).
Il prode ministro, ingelosito perché l’iniziativa voleva prenderla lui ma la Meloni conosce meglio la materia, ha stanziato col ministro Tria, un milione. Lo ha svelato in una interrogazione il parlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza. Sì, appena un milione, forse per far giocare i nipotini sul ponte Morandi dove voleva le giostre…
Fatto sta che il famoso decreto è ancora bloccato in Europa, dove si dovrà aspettare – se tutto va bene – il 21 aprile perché è stato notificato solo il 21 gennaio, come ha ammesso il ministro delle infrastrutture rispondendo alla senatrice Gallone di Forza Italia. Ovvero 110 giorni dopo l’entrata in vigore. Poi toccherà aspettare il parere del Consiglio di Stato. E quindi dovrà convincere Tria ad allargare i cordoni della borsa.
Poi arriverà il primo luglio e se non ci saranno soldi per le famiglie il colpevole sarà solo uno, il sabotatore della legge Meloni, ovvero Danilo Toninelli.
Non serviranno le lacrime, ministro, di fronte ai forconi. Perché non se ne può più delle prese in giro. Toninelli ha perso un mare di tempo in riunioni con comitati, associazioni e compagnia varia per far vedere che è bravo. Ma i nodi vengono al pettine e tutti scoprono, ancora una volta, quanto vale la sua parola: meno di zero.

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