Tav, in campo le seconde linee. Fico: «Battaglia identitaria». Zaia: «Col no il governo si ferma »

sabato 9 marzo 11:53 - di Monica Pucci

Il no alla Tav «non è un atto ideologico» ma una battaglia identitaria del Movimento 5 Stelle». Nello scontro in atto nel governo scendono in campo le seconde linee, con Roberto Fico, l’anima integralista del Movimento, che piazza dei paletti molto precisi. Secondo il presidente della Camera, a Napoli per un convegno sulla criminalità minorile, «abbiamo visto tutte le relazioni che sono negative – ha aggiunto Fico – senza contare che, non solo in Italia, ogni volta purtroppo che un’opera va avanti in un certo modo crescono anche le spese che in questo momento non sono a bilancio». Una posizione chiara, che fa il paio con quella del sindaco di Torino, Chiara Appendino, costretta però a precisare: «Smentisco categoricamente le voci che circolano secondo cui il governo deciderà sulla Tav pensando alla tenuta della Giunta Appendino, non è la tenuta di Appendino che definisce una scelta del Paese», dice a margine del presidio promosso davanti a Palazzo Civico dopo le minacce anarchiche subite dalla prima cittadina a seguito dello sgombero dell’asilo occupato di via Alessandria: «La scelta sulla Tav è una scelta che spetta al governo e credo che si farà il percorso che si deve fare alla luce del contratto di governo», ha ribadito la prima cittadina.

Di rischio concreto di crisi di governo parla invece il governatore del Veneto Luca Zaia, che in un’intervista a “La Repubblica” emette il suo giudizio:  «È inevitabile che se si va al muro contro muro non ci sono vie d’uscita. Quello che è certo è che il dossier Tav è uno dei più importanti e una paralisi su questo rischia di essere una paralisi del governo. Salvini ha fatto bene a porre il tema fugando ogni dubbio sulla nostra posizione». L’autonomia regionale (sulla quale i grillini frenano) è un altro capitolo delle difficoltà che il governo dovrà superare. «È nel contratto di governo – ricorda Zaia – e non serve un interprete per leggerlo. Ormai ci sono diciassette Regioni che la chiedono. Due hanno fatto pure un referendum. Non siamo dei barricaderi o degli scappati di casa. Siamo disponibili a qualsiasi confronto, ma adesso ho fiducia in una sola cosa”, che “il dossier è in mano a Salvini e la partita si deve chiudere sul piano politico. Chi dice che si tratta di una secessione mascherata dice una scemenza. Vuol dire che non ha nemmeno letto il progetto e non conosce la Costituzione. Il Parlamento è sempre sovrano, ma sbaglia chi pensa che in aula si debba discutere di un foglio bianco e che ne debba uscire un’intesa da firmare. Non sarebbe costituzionale. Non siamo obbligati a firmare un contratto deciso da altri. La firma dell’intesa – avverte in conclusione Zaia – è quella dei presidenti delle Regioni e del premier. Questo è un passaggio cardine».

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