Smascherati tutti gli “ammazza-Sud”: da Renzi alla grande beffa dei fondi

mercoledì 13 marzo 13:13 - di Giovanna Taormina

I finanziamenti per rilanciare il Mezzogiorno ci sono, ma i soldi vengono spesi poco e male. Eppure c’è una pubblica amministrazione pagata per aggiungere valore e non per sottrarlo: il risultato finale è che, invece, il Sud poi cresce molto meno rispetto al Nord. L’ultima fotografia del Fondo per lo sviluppo e la coesione, e in particolare della quota riservata ai Patti per il Sud, mostra la cronica difficoltà della pubblica amministrazione nella progettazione e gestione delle gare.

Sud, che cos’è il Fondo per lo sviluppo e la coesione

Il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) è, congiuntamente ai Fondi strutturali europei, lo strumento finanziario principale attraverso cui vengono attuate le politiche per lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e sociali in attuazione dell’articolo 119, comma 5, della Costituzione italiana e dell’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. In sostanza, deve garantire risorse finanziarie aggiuntive  per obiettivi di riequilibrio economico e sociale, con una quota minima di utilizzo dell’80 per cento a favore del Mezzogiorno.

I dati della Ragioneria dello Stato

Secondo i conti fatti dalla Ragioneria dello Stato, come riporta Il Sole 24 Ore, l’intero Fondo sviluppo coesione 2014-20 è all’1,5% di pagamenti sulle risorse programmate. In sostanza, è stato speso molto meno: le amministrazioni hanno utilizzato solo 492,6 milioni su 32,1 miliardi. Nel dettaglio ci si ferma all’1,9 per la sottosezione rappresentata dai Patti per lo Sviluppo (276,6 milioni su 14,3 miliardi programmati).  Complessivamente tra risorse ripartite dal Cipe per diverse aree tematiche e risorse ancora da assegnare, il monitoraggio della Ragioneria indica per il Fsc del periodo 2014-2020 una dotazione totale di 59,8 miliardi. Quanto poi ai Patti per lo sviluppo, furono sottoscritti nel 2016 sommando più fondi e risorse. In particolare  la dotazione Fsc fu ripartita in 14,4 miliardi per le 15 intese al Sud (le otto regioni più le sette metropolitane) e circa 900 milioni per il Nord. La percentuale  di spesa  sul programmato, riporta ancora l’analisi pubblicata sul Sole 24 Ore,  segnala oggi una situazione di allarme. I progetti finanziati con i patti riguardano per il 40% il settore trasporti e infrastrutture, per il 27% l’ambiente e per percentuali molto più basse aree come inclusione social, ricerca, istruzione.

Il trucchetto

Ma sul finanziamento dei Patti c’è anche il trucchetto. Il Sole 24 Ore osserva che c’è un altro dato che spiega la paralisi di spesa di quello che una volta si chiamava Fas (Fondo aree sottoutilizzate): nel bilancio dello Stato ci sono ben 21 miliardi di residui. La stima è contenuta in un articolo di Gian Paolo Boscariol che sarà pubblicato nel prossimo numero della Rivista giuridica del Mezzogiorno  della Svimez. La tesi proposta è questa: i diversi governi che si sono succeduti hanno alimentato periodicamente il Fsc 2014-2020 con nuove risorse, ma contemporaneamente tenevano le autorizzazioni di cassa a un livello assai inferiore. Il Fondo quindi ha viaggiato con il “freno a mano tirato”. E tutto ciò si aggiunge all’inerzia delle amministrazioni pubbliche a utilizzare i fondi.

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