Roma, neanche i Visigoti distrussero Roma come l’ha distrutta la Raggi

lunedì 25 marzo 12:59 - di Niccolò Silvestri

Una vita difficile” è il titolo di un bel film degli anni ’60 con Alberto Sordi e Lea Massari. “Una vita difficile nella Roma delle cose rotte” è oggi il titolo di un’impietosa quanto indiscutibile “radiografia” dei malanni della Capitale al tempo di Virginia Raggi firmata da Antonio Polito, editorialista del Corriere della SeraIl guaio serio – per i romani e per le centinaia di migliaia tra turisti, stranieri, pendolari che a vario titolo e loro malgrado impattano quotidianamente contro gli effetti del malgoverno della Città Eterna – è che è tutto quel che Polito ha scritto è maledettamente vero: dalle buche nelle strade alla lotteria dei trasporti, ai rifiuti tracimanti fin nel centro storico, alla Metro “A” ormai senza fermate nelle stazioni di Repubblica (bloccata da ottobre), Barberini e Piazza di Spagna a maggior disagio dei cittadini e a inconsolabile costernazione degli esercenti delle zone più frequentate e più visitate di Roma.

Anche Il Corriere della Sera si accorge del fallimento della Raggi

E la Raggi? Non pervenuta o in tutt’altre faccende affaccendata. Forse la vera è quella che Sabina Guzzanti fa parlare pressappoco così: «In campagna elettorale sono stata molto chiara. Ho detto: se vincerò io governeranno i romani. E così è stato. E allora sono io che mi dovrei lamentare con i romani e chiedere che cosa avete fatto in questi tre anni di governo? Perché i bus prendono fuoco? E perché gli alberi cascano?».

Inefficienze, caos, sporcizia, corruzione: ecco la Roma grillina

Un paradosso, ma solo fino a un certo punto. La sindaca è in Campidoglio da tre anni. Né pochi né tanti. Politicamente, però, sta pagando la scelta di legittimare il proprio ruolo appoggiandosi al sostegno che riteneva più robusto: la demonizzazione del passato. Quanto al resto, annunci a iosa e soluzioni zero. Anzi, più il tempo passava, più si allungava il conto dell’inefficienza: valzer degli assessori, caso Marra, chiacchierate anti-intercettazioni sui tetti del Comune, guerre interne, per finire – ed è cronaca di questi giorni – con l’inchiesta sullo stadio della Roma che ha portato all’arresto di Marcello De Vito, presidente grillino del Consiglio comunale. Un filotto capace di annullare ogni pretesa differenza con il “prima”, svelando a tutti che quel sostegno non era tronco di quercia ma rametto di faggio. E lì sta appesa ora la Raggi, più precaria ogni giorno che passa mentre il degrado della Capitale fa il giro del mondo. È ora che molli la presa: Roma e i romani hanno diritto ad un’Amministrazione degna di una capitale. E ad una vita meno difficile.

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