Per il gip l’arresto di De Vito potrebbe trascinare altri consiglieri Cinquestelle

mercoledì 20 marzo 11:50 - di Renato Fratello

«Luca Parnasi, al fine di acquisire il favore di Marcello De Vito che guidava in qualità di presidente del consiglio comunale di Roma Capitale i lavori dell’assemblea capitolina riguardanti il progetto per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, si è determinato, in adesione a una specifica richiesta di De Vito, a promettere e poi ad affidare diverse remunerative consulenze all’avvocato Mezzacapo il quale ha operato quale espressione dello stesso De Vito». È quanto si legge nell’ordinanza firmata dal gip Maria Paola Tomaselli che ha portato in carcere fra gli altri il presidente dell’assemblea capitolina, il cinquestelle Marcello De Vito per corruzione. Secondo il gip, De Vito «ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi nei due settori di seguito indicati: il progetto relativo alla realizzazione del nuovo stadio della Roma (effettivamente De Vito ha presieduto la seduta del 14 giugno 2017 nel corso della quale è stata approvata la delibera che ha confermato la dichiarazione di pubblico interesse e di adeguamento del Prg per il nuovo stadio della Roma esprimendo tra l’altro voto favorevole alla stessa delibera) e l’intervento urbanistico da eseguirsi presso i terreni ove è allocata la ex Fiera di Roma e in tal senso la funzione di De Vito assume rilevanza in relazione alla necessità dichiarata dallo stesso Parnasi alla presenza di De Vito e di Mezzacapo di superare la cosiddetta “delibera Berdini” (ex assessore all’Urbanistica del Campidoglio, ndr) che aveva determinato una limitazione delle cubature realizzabili con conseguente compromissione del progetto globale da realizzare – sottolinea il gip – Nel medesimo contesto, De Vito assicura che provvederà a parlare dell’operazione con il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio comunale Paolo Ferrara così da avere dalla loro parte la maggioranza consiliare e con l’assessore Daniele Frongia».

De Vito, l’ordinanza del gip

Dall’ordinanza che ha portato in carcere per corruzione il presidente dell’assemblea capitolina e Camillo Mezzacapo emergono altri dettagli: «In concorso tra loro Mezzacapo e De Vito, sfruttando le relazioni di quest’ultimo con soggetti chiamati ad intervenire nell’iter amministrativo relativo all’approvazione del Progetto di riqualificazione degli Ex Mercati Generali di Roma Ostiense di interesse della Lamaro Appalti, società del gruppo Toti, si facevano indebitamente promettere e quindi dare da Pierluigi e Claudio Toti della mediazione illecita finalizzata a ottenere un’interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale nell’ambito del progetto immobiliare suindicato la somma di denaro di 110.620 euro corrisposta sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito dalla società Silvano Toti Holding Spa allo studio legale di Mezzacapo e da quest’ultimo trasferito per l’importo complessivo di 48.800 euro su un conto intestato alla società MDL Srl di fatto riconducibile a Mezzacapo e De Vito».

L’intercettazione

«Questa congiunzione astrale tra…tipo l’allineamento della cometa di Halley, hai capito cioè? Noi Marce’ dobbiamo sfruttarla sta cosa secondo me cioè guarda ci rimangono due anni». È quanto si legge in un’intercettazione ambientale del 4 febbraio scorso fatta dagli investigatori nello studio legale di Mezzacapo in cui l’avvocato parla con il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito e, finiti in carcere questa mattina. Per gip Maria Paola Tomaselli, emerge qui con «lampante evidenza la sussistenza di un vero e proprio sodalizio». I due, si legge nell’ordinanza, «discutono dell’attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti».

Per il gip Mezzacapo «assume qui il ruolo di vero e proprio procuratore del pubblico ufficiale, rappresenta all’esponente grillino come la situazione debba essere sfruttata al massimo in ragione della rilevante circostanza che il suo potere di influenza e di intervento già consistente in virtù dell’incarico rivestito nonché della risalente appartenenza alla parte politica che ha espresso il sindaco di Roma Capitale, siano notevolmente amplificati per il fatto che il Movimento risulta essere non più solo al governo della città ma al governo del Paese. Orbene tale favorevole congiuntura astrale viene paragonata da Mezzacapo alla cometa di Halley presentando una serie di eventi difficilmente riproponibile e quindi un’occasione da non perdere». «Non solo – prosegue il gip – vi è la determinazione a sfruttare il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e per ottenere lauti guadagni con un atteggiamento e delle modalità assolutamente analoghe a quelle di una logica imprenditoriale ma vi è anche una sorta di autopromozione delle attività criminali che secondo gli interlocutori devono intensificarsi quanto più possibile in ragione dell’elevato valore commerciale che la funzione svolta da De Vito ha assunto in relazione alle responsabilità di governo che il Movimento 5 Stelle ha sia a livello comunale che nazionale».

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