Ong e “Osservatore Romano” uniti nella lotta: «I clandestini dirottano per necessità»

venerdì 29 marzo 10:01 - di Gabriele Alberti

Giustificare i dirottatori in nome dell’umanità, dell’“autodifesa” e della “necessità”: è l’ultimo delirio buonista che accompagna la vicenda del mercantile  El Hiblu, che era stato dirottato da alcuni migranti messi in salvo che si rifiutavano di essere riportati in Libia. La vicenda continua a tenere banco dopo che la polizia maltese all’indomani dell’attracco della nave nel porto de La Valletta, aveva arrestato tre persone, ree di aver dirottato il natante diretto in Libia verso le coste del sud Europa. L’operazione messa in atto dai migranti ha messo in allarme Italia e Malta, perché di fatto potrebbe rappresentare un “precedente” a rischio emulazione.  Eppure dopo il blitz degli agenti maltesi e soprattutto dopo l’arresto dei migranti arriva la giustificzione. Dalla parte dei migranti sempre e ovunque in spregio alle regole del mare: i buonisti dedubricano il termine dirottamento, e parlano di un “salvataggio”. A quando la beatificazione?

La ong Sea Watch dalla parte dei dirottatori

Sono gli attivisti della ong  Sea Watch a difendere i migranti arrestati: «Dobbiamo guardare a queste 108 persone con uno sguardo di umanità e capire che qualsiasi azione compiuta è stata una autodifesa contro le mortali conseguenze che sarebbero state imposte con la forza dall’inumana politica europea delle frontiere»: sono le assurde parole di Johannes Bayer, presidente della Ong Sea-Watch, che trova «assolutamente legittimo che persone salvate mentre sono in pericolo di vita in mare rifiutino di essere riportati in Libia, lo stesso posto in cui sanno che avrebbero potuto soltanto continuare ad essere vittime delle più gravi violazioni possibili dei loro diritti e dei trattamenti più degradanti».

La posizione dell’Ossevatore Romano

Parla come la ong Sea Watch persino l’Osservatore Romano che parla di “Dirottatori per necessità” nel titolo dell’articolo sull’organo della Santa Sede. «Quella appena trascorsa nel Mediterraneo è stata una notte di forte tensione – scrive il quotidiano della Santa Sede -, dopo il ritiro dei mezzi dell’operazione Sophia, con Malta che ha schierato le sue navi militari a difesa delle acque territoriali, e una sola imbarcazione, della ong tedesca Sea eye presente nella zona. Tutto mentre i trafficanti hanno ripreso a mettere in mare, complici le buone condizioni meteorologiche, un gommone dietro l’altro»

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