Nel governo scoppia la sindrome cinese: il viaggio di Xi fa litigare Salvini e Di Maio

23 Mar 2019 20:25 - di Mariano Folgori

Nel governo scoppia la sindrome cinese: il viaggio di Xi Jinping ha fatto litigare  Salvini e Di Maio. In questi ultimi giorni, mentre il presidente cinese incontrava il gotha dell’economia italiana con la benedizione del Colle, il ministro dell’Interno emetteva un cupo brontolio. Non è andato alla cena  al Quirinale e ha steso gelo sulla Via della Seta. Alla fine è sbottato.   “Non mi si dica che la Cina è un Paese con il libero mercato”: ha detto Salvini al Forum di Confcommercio a Cernobbio, aggiungendo comunque di essere contento della visita del presidente cinese e dell’apertura dei mercati “a parità di condizioni”. “Noi vogliamo essere assolutamente cauti quando c’è in ballo la sicurezza nazionale”, ha poi precisato.

La  replica di Di Maio non si è fatta attendere: “Salvini ha il diritto di parlare, io come ministro del Mise ho il dovere di fare i fatti e i fatti sono la firma di accordi per 2,5 miliardi”. La tensione tra i due partner di governo è tornata forte. Non è solo un problema di “gelosia ”  o rivalità tra amici-concorrenti. Né solo un problema di sondaggi. È una vera e propria divaricazione sulle scelte strategiche per l’avvenire del nostro Paese. Se è così, al governo giallo-verde si prospetta un futuro quanto mai incerto.

 

 

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