Meloni: «Ai 5Stelle non restano che gli show di Grillo». Rampelli: «Vadano a casa»

mercoledì 20 marzo 11:55 - di Redazione

Onestà addio. «È molto presto per dare un giudizio perché su queste cose deve lavorare la magistratura», premette Giorgia Meloni dai microfoni di “Non stop news” sulla tempesta giudiziaria in casa grillina dopo l’arresto clamoroso di Marcello De Vito. «Colpisce il fatto che a essere coinvolto nella vicenda sia il presidente del Consiglio comunale di Roma del Movimento Cinquestelle perché l’onestà è la grande dote di cui si vantavano i grillini – continua la leader di Fratelli d’Italia  – ci hanno sempre detto che con loro non bisogna prendersela perché sono onesti, anche se spesso non sono capaci, non studiano, non sanno di cosa parlano e non sono competenti. Se anche l’onestà dovesse venire meno rimarrebbero veramente solo gli spettacoli di Beppe Grillo. Questa è una valutazione complessiva sul M5S. Sul caso specifico di De Vito non mi permetterei di giudicare e non sono in grado di farlo, vedremo cosa dirà la magistratura della quale ci fidiamo».

Per Fabio Rampelli l’incompetenza manifesta e le presunte accuse di corruzione sono un mix intollerabile e imbarazzante che l’Italia e la Capitale non si meritano. «Non faremo conferenze stampa con le arance sul tavolo, cadute di stile da tagliagole che non hanno nulla a che vedere con la politica, la dialettica, il confronto tra opinioni diverse», scrive su Facebook il vicepresidente della Camera confermando la sua vocazione garantista, «le lasciamo ai cialtroni strutturali pentastellati. Le intercettazioni telefoniche, immancabili e a orologeria, ci danno già il sapore di un modo sporco di fare politica. La magistratura giudicherà se anche illegale.
Ma tanto basta». Per il parlamentare di Fratelli d’Italia «rappresentare il popolo invocando l’onestà e trovarsi a brigare per ottenere vantaggi per sé e i propri amici è innanzitutto desolante. A tale indiscusso tradimento va aggiunto il vero problema di questi svalvolati dei 5Stelle: un’incompetenza crassa, una social-confusione patologica, un’incapacità di governo imbarazzante. Onesti o colpevoli che siano devono lasciare in pace Roma, ridotta allo strenuo, e andarsene. In fondo una tazza di tè caldo, un paio di babbucce e una copertina di lana– conclude ironico Rampelli – possono aiutare a riscoprire una soporifera quanto necessaria vocazione domestica. A casa».

Non è meno duro Federico Mollicone: «Il sindaco prenda atto del fallimento della sua amministrazione e si dimetta, invece di annaspare fra rimpasti di giunta e vicende giudiziarie. I romani meritano un sindaco e una classe dirigente capace di governare. Per anni i 5 stelle hanno predicato l’onestá, ora cosa si inventerá Rocco Casalino?». Il deputato di Fratelli d’Italia sottolinea le contraddizioni del movimento colpito dalle sue stesse armi: «Mentre i grillini fanno ingegnose campagne di marketing sbandierando il giustizialismo come panacea di tutti i mali del Mondo i loro esponenti al governo della Capitale vengono accusati di corruzione e traffico di influenza. Aspettiamo la magistratura, ma se De Vito dovesse essere condannato, per tragicomica eterogenesi dei fini, grazie allo “spazza-corrotti” incorrerebbe in pene ancora piú gravi».

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