«Maledico il giorno in cui ho denunciato i boss»: si suicida l’imprenditore coraggio. Si scatena l’inferno

venerdì 1 marzo 15:34 - di Guglielmo Federici

«Denunciare i boss del pizzo mi è costato caro», continuava a ripetere ai familiari. E’ morto suicida l’imprenditore Rocco Greco di 57 anni di Gela (Caltanissetta) che aveva denunciato i boss mafiosi. Una vicenda paradossale che vide l’uomo, a sua volta, essere accusato di avere rapporti con i boss. Ma il Tribunale lo aveva poi assolto. Una sentenza che però non è bastata per impedire alla Prefettura di prevedere l’interdittiva per la sua azienda. Un provvedimento che gli aveva fatto perdere tutti gli appalti.

«Quando denunci, firmi anche la tua condanna a morte»

Quindi la decisione di farla finita. Si è ucciso con un colpo di pistola nella sua azienda, la Cosiam, di via Butera e Gela. Soccorso, è stato trasportato all’ospedale Vittorio Emanuele dove è morto.  Un’esito sul quale si è scatenata la rabbia di tanti altri  imprenditori che hanno visto la loro denuncia dei boss tramutarsi in un calvario. «Purtroppo, e ripeto purtroppo, capisco il gesto estremo di Rocco Greco . Io maledico il giorno in cui ho denunciato. Dovevo mollare tutto e scappare ed, invece, ho commesso il grande errore di restare. Quando denunci, firmi anche la tua condanna a morte. Se avessi saputo quello che poi mi è accaduto, non lo avrei mai fatto». E’ l’amaro sfogo di Magda Scalisi, battagliera giovane imprenditrice che ha denunciato la mafia dei Nebrodi, parlando del suicidio dell’imprenditore antiracket Rocco Greco. La donna, fino all’agosto del 2018 gestiva con il padre un agriturismo nel cuore dei Nebrodi. Una struttura che sorgeva a 13 chilometri da San Fratello, in provincia di Messina, dotata di un ristorante e di 21 camere di albergo. Ma dopo poco tempo dall’apertura le hanno fatto sparire tutti i cani, alcuni rubati, altri morti misteriosamente. E, ancora, maiali privi di chip identificativo, dunque allevati abusivamente, sono stati fatti penetrare nell’area del Rifugio, per creare danni e disturbo. Ma non solo. Erano spariti anche alimenti e stoviglie destinati ai celiaci. E la giovane imprenditrice è celiaca. Per non parlare delle continue pressioni per le forniture, estorsioni mascherate, col sistema dei prezzi e del fornitore.

«Tu denunci  ti ritrovi indagato»

«Quando denunci – dice ancora l’imprenditrice – devi stare attenta in quale zona d’Italia denunci. Inoltre, è davvero come se firmassi la tua condanna a morte. Per non parlare della serenità, tua e della tua famiglia, che finsce. E poi da vittima ti ritrovi indagata. E questa è una cosa assurda. Sono le follie di questa terra. Oltre al fatto che ti fanno terra bruciata attorno. Quando comunichi che hai alcune situazioni giudiziarie in ballo le persone ti guardano e ti prendono per pazza. Ho notato che fondamentalmente la prima cosa che fanno in una situazione di facciata ti dicono: “Ha fatto bene” e poi ti indagano e cercano di delegittimare la tua figura. Una cosa raccapricciante». Ancora: «Per alcuni per tutto quello che ho subito la colpa è mia perché non sapevo gestire l’azienda – si sfoga ancora – mi è stato detto e scritto che il fil di ferro si era rotto da solo, per ‘l’usura del tempo’, o che i maiali sono del Parco dei Nebrodi. Quando mi si dice che l’ente parco non ha mai avuto una fauna. O il metaldeide si trova in natura…». Alla domanda se è pentita di avere deciso di denunciare tutto, Magda risponde: «Alla luce di quanto accaduto a me e da come sono stata trattata, direi di sì». La donna lo scorso agosto ha dovuto chiudere il Rifugio del Parco di San Fratello che gestiva dal 2016. Oggi l’imprenditrice prova molta amarezza. E il suicidio di Rocco Greco è un’altra ferita che si aggiunge.

«Non ha retto al voltafaccia delle istituzioni»

«Il suicidio di Rocco Greco getta un’ombra su come le nostre istituzioni hanno inteso e intendono sostenere gli imprenditori che resistono alle mafie». Lo ha detto all’Adnkronos il testimone di giustizia Ignazio Cutrò, commentando il suicidio dell’imrenditore di Gela. «Rocco Greco ha avuto il coraggio civile di interrompere, in un territorio come quello di Gela devastato dalla violenza e prepotenza della Stidda e di Cosa Nostra, l’odiosa catena del pagamento del pizzo – dice – Il suo coraggio e la sua dignità di padre e di imprenditore ha dovuto dapprima subire l’onta delle accuse, poi dimostratesi false, dei suoi carnefici per poi vedersi negare dallo Stato quel doveroso sostegno che si deve a coloro che denunciano le mafie». «Rocco – conclude Ignazio Cutrò – alla fine non ha retto al “voltafaccia” delle Istituzioni e alla fine ha pensato che la sua stessa vita fosse di ostacolo al futuro dei figli. Una decisione, quella del suicidio di Greco, dettata da un momento di fragilità umana ma anche dalla incapacità delle Istituzioni a sostenere pienamente gli imprenditori e commercianti. Si muore perché le mafie vogliono rubarti la speranza ma si muore anche perché ci si sente schiacciati da uno Stato incapace di comprendere e sostenere fino in fondo la tua scelta di ribellione alle mafie».

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