Mafia nigeriana in Sicilia. Sul racket delle prostitute scalza Cosa nostra, 4 arresti

venerdì 8 marzo 16:22 - di Davide Ventola

La mafia nigeriana è sbarcata in Sicilia e fa concorrenza a Cosa nostra. È quanto emerge dall’inchiesta della polizia di Catania, che ha sgominato una gang africana attiva nell’Italia meridionale. L’inchiesta è partita dalle dichiarazioni di una giovane nigeriana, sbarcata nel porto di Catania nel luglio del 2016, con altri 359 migranti. L’indagine ha portato a smantellare una rete di sfruttatori che faceva arrivare in Italia le ragazze per avviarle alla prostituzione.

Così agisce la mafia nigeriana in Sicilia

La Polizia di Stato di Catania, su delega della direzione distrettuale antimafia della Procura, ha eseguito le misure cautelari nei confronti di quattro nigeriani, in concorso con altri soggetti al momento non identificati in Nigeria e in Libia, di tratta di persone pluriaggravata dalla transnazionalità del reato. Dall’aver agito in danno di minori, esponendo le persone offese ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di sfruttamento della prostituzione.

Dalla Nigeria in Libia per prostituirsi in Italia

Dal racconto della donna, all’epoca minorenne, si è appreso che la ragazza era stata reclutata nel paese di origine con la falsa promessa di una occupazione lavorativa in Italia. Dopo essere stata sottoposta al rito esoterico ju-ju, con il quale si era impegnata a ripagare il debito di ingaggio contratto, pari a circa 20mila euro, aveva lasciato la Nigeria. Quindi, attraverso la Libia, era giunta in Italia nel luglio 2016.

Il racket della prostituzione? In mano alla mafia nigeriana

Arrivata sul territorio nazionale la minore era stata contattata dalla ”madame” che l’attendeva in Italia. Dove? Ovviamente nel centro di accoglienza. Un luogo che si è conferma un luogo di reclutamento per la prostituzione. Le indagini hanno permesso di identificare la donna che faceva da tramite tra il racket e le ragazze avviate dal centro di accoglienza al marciapiede.

Fatte prostituire sulle strade siciliane e in Campania

Aveva reclutato infatti altre connazionali già “messe a reddito” nel settore della prostituzione su strada e aveva il controllo di numerose “postazioni” nel casertano. Le concedeva a connazionali in cambio di un corrispettivo mensile in denaro pari a circa 100 euro. La postazione veniva chiamata ”Ugbo” (il terreno) a indicare i metri di strada assegnati.

L’indagine ha consentito, inoltre, di identificare gli altri indagati. Alcuni erano legati alla donna da rapporti di parentela, come il fratello e la cognata. Anche loro gestivano un’analoga tratta di esseri umani. I quattro nigeriani sono stati trasferiti nel carcere di Caserta.

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