L’ospedale Santa Lucia si prende la rivincita: più diritti per i malati gravissimi

domenica 3 marzo 11:00 - di Redazione

L’ospedale Santa Lucia di Roma vince ancora in sede giudiziaria contro la sordità di una politica che si ostina a non comprendere l’importanza per le persone di strutture di eccellente valore.

Il Consiglio di Stato ha bocciato il ministero della Salute sul numero nazionale dei posti letto della neuroriabilitazione. Si tratta di posti letto fondamentali, servono a tentare di far tornare alla vita normale le persone più sfortunate che certo non hanno scelto di convivere con tragedie autentiche: chi ha subito un coma, chi è stato colpito da un ictus o chi è incappato in autentici delinquenti come quelli che hanno colpito l’atleta Manuel Bortuzzo,  diventato ormai un simbolo.

Un decreto ingiusto

In un decreto che risaliva al 2015 il ministero della Salute aveva stabilito che i posti letto necessari per l’altra specialità di neuroriabilitazione (codice 75, in gergo) fossero poco più di 1200 (lo 0,002 per mille abitanti), mentre le società scientifiche avevano contestato questa cifra, sostenendo che di quei posti letto in Italia ne servono almeno 6 mila.  La sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini ha posto finalmente fine alla querelle: il decreto 70 del 2 aprile 2015 deve essere rivisto. Il ministero deve pagare anche le spese giudiziarie.

Basta vessazioni dalla regione Lazio

La sentenza nasce da un contenzioso sollevato proprio dal Santa Lucia, l’Istituto scientifico specializzato nella alta neuroriabilitazione con più di trecento posti letto dedicati ai pazienti più gravi e derelitti della sanità, che paga un’autentica vessazione dalla regione Lazio. Manuel Bortuzzo è finito ricoverato qui, nell’Irccs di Roma, ma troppo spesso trovare un posto al Santa Lucia non è facile. Eppure proprio la regione  – con un decreto del 4 luglio 2018 – ha deciso di dimezzare i posti di alta specializzazione dell’Istituto, un decreto che tuttavia si basa proprio sui criteri del decreto che oggi il Consiglio di Stato ha bocciato: «La previsione contenuta del decreto ministeriale appare in un’ingiustificata compressione del diritto alla salute».

Stop ingiustizia.

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