L’area B, l’ultimo disperato tentativo di contenere l’inquinamento a Milano. Ma davvero servirà?

domenica 10 marzo 12:05 - di Andrea Migliavacca

La madre di Artemio (Renato Pozzetto), nel memorabile film “Il ragazzo di campagna”, nel vano tentativo di dissuaderlo dal trasferirsi a Milano, lo ammoniva con una frase profetica: «È una città tentacolare, l’è una brüta bestia». In questa godibilissima pellicola – da riguardare all’infinito, per la sua comicità – dopo qualche fotogramma, si vede l’Artemio alla giuda di un trattore, che nel percorrere Corso Vittorio Emanuele (oggi isola pedonale), veniva fermato da un “ghisa”, che disponeva il sequestro del mezzo di locomozione. Il film, inoltre, denunciava l’incredibile inquinamento acustico ed ambientale di una Milano “da bere”, a cui, malgrado tutto, almeno chi scrive, pensa con una certa nostalgia (per alcuni, giustamente, è negazione del presente).

L’area B: ecco come Milano prova a contenere l’inquinamento urbano

È forse a quel film che oggi il Comune di Milano si è ispirato, per concepire l’Area B; immaginando che le auto o le moto a benzina euro 0 ed i veicoli diesel euro 3 siano da equiparare a quel trattore. Ebbene, per i residenti e per tutti coloro che intendano recarsi a Milano con una di quelle auto, è bene sapere che l’accesso all’area B è vietato dalle ore 7.30 del mattino alle ore 19.30. L’area B, escludendo l’area C, praticamente (per usare un avverbio molto caro a Pozzetto), è il resto della città. Residua un marginalissimo 3% di superficie, in periferia, dove si troveranno i malcapitati proprietari di quelle auto a fare a gara per chi inquina di più. Dal 25 Febbraio scorso, dunque, chi possiede uno di quei mezzi potrà – previo accreditamento presso il Comune – circolare per 25 volte l’anno, nelle ore di divieto. Ove non si fosse registrato ed eventualmente oltre il venticinquesimo accesso, riceverà per ogni violazione una sanzione di 80 euro.

Ma a conti fatti, davvero obblighi e costi inflitti ai cittadini aiutano a risolvere il problema?

La misura – evidentemente ispirata al contenimento dell’inquinamento – risulta particolarmente penalizzante per una certa fascia di persone, che, comunque, magari non hanno la necessaria disponibilità per acquistare un veicolo “meno inquinante”, perché gli incentivi (per loro insufficienti) sono solo per i veicoli nuovi. Per loro, come per tutti, vige l’obbligo di assicurazione: un veicolo lasciato sulla pubblica via privo di copertura assicurativa viene sequestrato. C’è l’obbligo del versamento della tassa di circolazione (che pensa la Regione a riscuotere), come e forse più degli altri (eco-bollo) e della revisione periodica. Un bene, in sostanza, che difficilmente riuscirà a trovare un acquirente, ovvero un costo. Col mese di aprile, poi, il biglietto per il trasporto urbano, passerà da 1,50 €.  a 2,00 €. Il Governo centrale riflette su come aiutare i cittadini in difficoltà, elargendo sussidi, mentre la città metropolitana offre una visione opposta. Ma a ben guardare, dal punto di vista statistico, se circa il 70% dell’inquinamento cittadino (a Milano) è determinato dal riscaldamento degli edifici, e per i sei mesi del periodo invernale, quante sono le auto che del rimanente 30% appartengono alle categorie cd. inquinanti. Forse, considerato che il parco auto di Milano, è uno dei più rinnovati, poche. Ed allora ci si domanda se questa misura sia veramente utile o comunque di aiuto a chi è davvero in difficoltà…

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza