L’anarchico Orsetti e il “fascista” Quattrocchi: storie diverse, stesso eroismo

martedì 19 marzo 13:29 - di Mario Landolfi

C’è un che di ancestrale e di sublime nella foto che ritrae Lorenzo Orsetti, il combattente italiano ucciso dall’Isis al confine tra Siria e Iraq, abbigliato nella sua mimetica, sigaretta tra le labbra e mitra appoggiato al muro in bella mostra. È un’immagine che rinvia ad un tempo lontano, ormai archiviato alla voce dei ricordi imbarazzanti e poi sepolto dalla retorica tutta italiana che ha trasformato i soldati in diversamente pacifisti, quasi una comitiva di assistenti sociali in divisa sparpagliati in mezzo mondo non per usare le armi ma per insegnare, proteggere e curare. Quella foto, invece, immortala la rivincita del combattente costringendo ad uno spericolato testacoda le nostre coscienze ormai disabituate a riconoscere gesti e comportamenti  autenticamente virili. E nulla v’è di più virile del volontario di guerra, dell’uomo che va a combattere per una causa (l’indipendenza del popolo curdo nel caso di Orsetti) mettendo in conto la morte: la sua è quella di altri uomini, i suoi nemici. In un tempo in cui nelle melensaggini della parità ad ogni costo rischiamo persino di affogare, l’immagine di Orsetti in mimetica è un lampo di luce abbagliante che imprime un’istantanea insieme vera e feroce: il combattente è sempre qualcosa di più di un uomo ordinario. Un volontario che si arruola a rischio della propria vita ha dalla sua una “superiorità” che nessuna distanza politica (Orsetti era anarchico) potrà mai disconoscere e che nessuna teoria similpsicologica riuscirà mai a derubricare a difetto di personalità disturbata. Con buona pace di Bertolt Brecht, c’è sempre bisogno di eroi. E l’eroe è potenzialmente in ciascuno di noi perché eroe, in fondo, è chi riesce a frapporre uno stile tra se stesso e la morte. Lo è stato il “mercenario” Fabrizio Quattrocchi quando di fronte al mitra che da lì a qualche secondo lo avrebbe freddato trovò la forza per dire che un “italiano vero” sa morire perché fissa negli occhi i suoi uccisori, riscattando in un attimo decenni di macchiette. Lo è oggi il volontario Lorenzo Orsetti, quando ha scelto di immolarsi per la causa di un popolo lontano senza esservi obbligato da nessuna e da nessuna autorità se non quella della sua coscienza. Stampiamoci quindi bene in mente i loro nomi e i loro volti perché sono i nomi e i volti di uomini che avevano scelto di vivere mettendo in conto di saper morire. Uomini veri.  

Commenti

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  • kondor 6 febbraio 2020

    Pregiatissima redazione
    sono volontario della Riserva E.I con all’attivo molte missioni all’estero……Nell’azienda (francese) dove lavoro c’è stato qualche (italiano) che per invidia ha avuto ancora il coraggio di dire “10-100-1000 Nassirya” . Quel 12 novembre io ero là…….. In questo Paese a partire da certa Politica a braccetto con una certa Magistratura produce cittadini che non sono degni nemmeno della cittadinanza italiana. Mi piacerebbe parlarne……

  • Antonio Latanza 26 marzo 2019

    Ambedue certamente uomini veri ed autentici camerati

  • elisa 20 marzo 2019

    SIETE SENZA VERGOGNA, FATE VOMITARE. LA RETORICA DELL’UOMO VERO. ORSO VI AVREBBE VOMITATO ADDOSSO A TUTTI QUANTI, VERMI.

    • Francesco Storace 21 marzo 2019

      se fosse stato come te può darsi

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