La sinistra non ama il Medioevo? E i “secoli bui” conquistano masse di ammiratori

26 Mar 2019 15:15 - di Vittoria Belmonte

Fascista” e “medievale” sono gli insulti in gran voga in queste settimane. Se ne è appropriata in particolar modo la sinistra, col solito seguito di opinionisti mainstream: tutti insieme a lanciare l’allarme per un ritorno alle idee e al clima dei  “secoli bui”, soprattutto per quanto riguarda la visione della donna, complice il Congresso delle famiglie a Verona.

Inaspettata la reazione di tanti che si sono ribellati a un luogo comune duro a morire: Luigi Amicone ha rimbrottato Laura Boldrini in tv, nel salotto di Lilli Gruber, facendo notare che nel medioevo c’erano “donne con gli attributi”. Poi è stato il turno di Massimo Gandolfini (organizzatore del Family day) il quale, sempre in replica a Lilli Gruber, si è detto onorato dell’appellativo “medievale”. Poi sono arrivati i primi articoli: Mattia Feltri sulla Stampa ha sottolineato che il Medioevo ci ha lasciato in eredità Dante e Giotto. E che volete di più? Anche i politici sono scesi in campo: Giorgia Meloni ha rilevato che in età medievale sorsero le prime università, e il giornale online di Enrico Mentana, Open, non ha potuto che darle ragione.

Su Facebook, anche prima di questa polemica, erano già attivi gruppi come “Il Medioevo non è stata un’epoca buia” (11.200 iscritti) e “Diciamo no all’uso dell’aggettivo medievale con accezione dispregiativa” (community seguita da 4300 utenti).

Va detto che la polemica ogni tanto riemerge e che lo storico del Medioevo Franco Cardini aveva già chiarito la faccenda quando la “Medioevo renaissance” imperversava negli anni Ottanta: “Il Medioevo piace perché un cavaliere medievale avrà sempre più fascino di un agente di cambio”. Ma non è tutto qui. Cardini insiste ancora oggi: dire “roba da Medioevo” è un insulto da analfabeti, secondo lui. Così come non dimostrano grande conoscenza della storia quelli che parlano del Medioevo e vi associano la “caccia alle streghe”: i roghi delle streghe arsero in Europa, infatti, nei secoli d’oro del Rinascimento, e in base al trattato di due inquisitori domenicani, il Malleus Maleficarum, che risale al 1487, cioè quando il Medioevo, per convenzione storiografica, sta volgendo al termine… Si obietterà che la condizione femminile non era delle più eccellenti. Senza dubbio: ma ancora nel Settecento filosofi illuminati come Rousseau e Voltaire erano portatori di una visione della donna come riproduttrice relegata allo spazio domestico.

Un pregiudizio anche quello che considera il Medioevo un’età anti-scientifica: anche su questo punto, val la pena ricordare che la persecuzione di Galilei, per esempio, risale al 1633. Siamo nel pieno dell’età moderna… E’ ancora Franco Cardini a confutare questa leggenda del Medioevo come epoca in cui la scienza non aveva diritto di parola: “Quelli tra il X e il XV – ha detto in un’intervista al Fatto quotidiano – sono secoli di venerazione verso la scienza. Attraverso la Spagna musulmana ci è arrivato, grazie a traduttori arabi ed ebrei, non solo gran parte del sapere della Grecia, ma anche il sapere indiano e cinese. E non solo la filosofia: se Aristotele ci arriva in parte tramite i bizantini, la medicina e la geometria no. Il padre della medicina moderna è Avicenna, un persiano di Buchara. L’amore per le macchine non nasce con Leonardo ma con Gerberto d’Aurillac e quindi con Ruggero Bacone e Raimondo Lullo, che erano francescani”.

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