Il piano choc di Tria per la crescita ci costerà caro: rassegniamoci, la stangata arriverà

domenica 17 marzo 10:49 - di Gabriele Alberti

Brutte notizie in arrivo. Per rilanciare la crescita economica con un piano shock basato su incentivi fiscali, semplificazioni, nuovi investimenti e sblocco degli appalti, i ministro Tria è pronto a mettere sul piatto anche nuove risorse, invece di stringere la corda. Per dare slancio all’attività e tentare di ribaltare, nel secondo semestre, l’andamento dell’economia, entrata in recessione in questo 2019, il piano di Tria consegnato al premier Conte e anticipato dal Corriere della Sera, non conterrebbe alcuna correzione dei conti pubblici, ed eviterebbe – nelle dichiarazioni di Tria una manovra bis, una manovra correttiva: uno spauracchio che il titolare di via XX settembre ha sempre giurato di non prevedere mai e poi mai. Ma a questo punto sembra una pia illusione che ciò non avverrà.

Il piano di Tria

Il piano di Tria, riporta il Corriere, prevede spese aggiuntive per rifinanziare a giugno il fondo da 400 milioni di euro per i piccolissimi comuni previsto dall’ ultima legge di Bilancio e per finanziare un nuovo piano di incentivi fiscali alle imprese. Il ministro del Tesoro punterebbe poi su innovazioni normative d’ impatto, come sugli appalti pubblici. In particolare portare ai 5 milioni di euro previsti dalla direttiva Ue la soglia degli appalti che devono passare per le gare europee. Nel piano Tria ipotizza anche di stanziare nuove risorse per finanziare il super ammortamento degli investimenti delle imprese, una misura che scade a giugno. Ma non solo. Penserebbe di rafforzare i meccanismi della nuova Sabatini, che incentiva l’ acquisto di beni strumentali da parte delle aziende e starebbe studiando anche un credito di imposta più forte sulla ricerca e lo sviluppo e un regime più semplice per l’ accesso ai benefici fiscali sui brevetti (il patent box).

Inoltre, per quanto riguarda gli investimenti pubblici, oltre ai fondi per le opere dei piccoli comuni, il piano prevede stanziamenti per il dissesto idrogeologico nel Mezzogiorno. Ma ci sarebbero anche misure per le famiglie, come il fondo di garanzia per l’ acquisto della prima casa, e per i professionisti, con nuove agevolazioni per il rientro dei cosidetti ”cervelli”. Un piano di impatto da varare a inizio aprile insieme a un Def che non si limiti a tracciare a parole, spiegano al Mef, la strada della possibile ripresa.

Stangata in arrivo

La brutta notizia è il rischio che il Def contenga soltanto un quadro macroeconomico senza gli obiettivi di politica fiscale per il prossimo anno. Quelli sono rinviati, senz’altro a dopo le elezioni europee del prossimo maggio. Tria tenta di rinviare un appuntamento con un destino lacrime e sangue, visto il piano ambizioso. Né può scrivere nero su bianco che ci aspetta una stangata con la possibilità di un aumento consistente delle imposte indirette, a cominciare dall’Iva, un vera doccia fredda sulle famiglie e sulle imprese.

L’obiettivo è quello di mettere insieme una massa critica di provvedimenti capaci di modificare le aspettative e far ripartire la crescita. Da varare a inizio aprile insieme a un Def che non si limiti a tracciare a parole, spiegano al Mef, la strada della possibile ripresa.Ma la strada è una sola. Una manovra correttiva. Pessima notizia per tutti.

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