Il danno, la beffa e l’offesa. Per i giudici la ragazza abusata sembra un maschio: non è stupro. Imputati assolti

domenica 10 marzo 12:32 - di Ginevra Sorrentino

Il danno, la beffa e l’offesa di un reato reiterato una seconda volta: dopo il dramma dello stupro, denunciato da una 22enne, arriva la sentenza della magistratura d’appello che, tra le righe delle motivazioni, allude e assolve parlando di «personalità mascolina» della vittima, adombrando addirittura il sospetto che sia stata la ragazza stessa a «organizzare la nottata “goliardica”». Una sentenza che, definire choc, non rende neppure lontanamente la portata dell’orrore subito dalla vittima, stuprata e offesa.

Sentenza choc: la ragazza ha un aspetto mascolino, per i giudici della Corte d’appello non c’è stato stupro

Il caso rimbalza sul web e inchioda la comprensibile attenzione dell’opinione pubblica, incuriosita da quelle motivazioni di una sentenza emanata dalla Corte d’appello di Ancona, che riaprono un caso su cui ora dovrà decidere la Corte di Cassazione. Una sentenza che fa comprensibilmente discutere nel momento stesso in cui, nelle pagine delle motivazioni riportate da la Repubblica e rilanciate da Il Giornale, si leggono considerazioni sull’aspetto fisico della presunta vittima. «Sembra un maschio, non è stupro»: questo, brutalmente in sintesi, quanto emergerebbe dalle carte processuali di una sentenza che avrebbe dovuto chiudere il caso di un presunto stupro su una ragazza di origine peruviane che risale al marzo del 2015 e che invece lo riapre incredibilmente. Nel denunciare quanto da lei presumibilmente subito, la ragazza – una 22enne di origini peruviane – di rientro a casa da una serata trascorsa con i compagni di corso della scuola serale, aveva raccontato alla madre di essere stata violentata da due ragazzi: uno faceva il palo, mentre l’altro ne abusava. Precipitatasi in ospedale per le cure del caso, a quanto risulta alla vittima vengono riscontrate dai medici «lesioni compatibili con la violenza sessuale. scatta l’indagine e si arriva al processo con una sentenza di primo grado che, nel luglio del 2016, condanna i due presunti colpevoli rispettivamente a 5 e 3 anni di pena. in appello, però, il verdetto viene ribaltato: e i giudici propendono per l’assoluzione dei due imputati.

Ecco a quali argomentazioni i giudici della corte d’appello si lasciano andare nelle motivazioni d’assoluzione degli imputati

Incredibile ma vero, come riferisce il sito del quotidiano milanese diretto da Sallusti, «i giudici infatti non ritengono credibile la ricostruzione della peruviana», decisione che rinvia per l’ultima parola sul caso alla suprema Corte. Ma, come anticipato in apertura, tra le carte della sentenza di apello menzionate da Repubblica, c’è qualcosa che salta agli occhi e che giustifica a argomenta il polverone scatenatosi sul caso. nelle pagine delle motivazioni del verdetto, infatti, i giudici si lasciano andare a commenti piuttosto coloriti sulla ragazza, spiegazioni che hanno immediatamente allertato anche le toghe della Suprema Corte. Nelle motivazioni della sentenza, dunque, come riportano i due quotidiani sopra citati, si legge: «In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata “goliardica”, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di “Nina Vikingo”, con allusione a una personalità tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida». Parole molto più che semplicemente allusive, quelle messe nero su bianco dai giudici della Corte d’Appello di Ancona. parole che lasciano margine al dubbio che, ad influire sulla decisione dei magistrati chiamati ad emettere una sentenza d’appello che nel sottolineare l’aspetto della vittima fin troppo “mascolina”, eludono le responsabilità dei presunti colpevoli alla sbarra. Parole che evocano uno scenario di segno opposto rispetto a quello denunciato dalla vittima, su cui adesso toccherà alla Cassazione fare luce. Ed eventualmente giustizia.

Commenti

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  • giorgio 11 marzo 2019

    Ma dove siamo nel Burundi ? chi fa queste cose deve essere punito !!! speriamo che in cassazione venga fuori la verità, e chi commette azioni indegne venga punito come si deve !!!

    • Francesco Storace 12 marzo 2019

      in effetti pare incredibile…

  • Giuseppe Tolu 10 marzo 2019

    Che schifo! Per carità.

    • Francesco Storace 10 marzo 2019

      Proprio vero