I rapporti fra Mezzacapo, De Vito e Acea (che smentisce) e i sospetti degli investigatori

venerdì 22 marzo 16:44 - di Redazione
L'area del nuovo stadio della Roma dove l'avvocato Mezzacapo e Parnasi puntavano a far spostare la sede dell'Acea

Fra gli avvocati romani era praticamente uno sconosciuto Camillo Mezzacapo, il legale considerato dagli inquirenti capitolini una sorta di cerniera fondamentale fra i costruttori come Parnasi e Toti e il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito. Un giro di telefonate veloce consente di capire che, praticamente, pochissimi avvocati conoscevano a Roma il collega finito agli arresti assieme a De Vito. Qualcuno ricorda che quello studio legale si occupava di incidenti stradali, cioè pratiche marginali, magari redditizie ma professionalmente non esaltanti. A Roma viene usato il termine “parafangari” che non è proprio una medaglia per taluni studi legali. Ma il flusso di cassa è assicurato.

E allora quel che che ci si chiede ora, soprattutto fra gli addetti lavori, è come abbia fatto Camillo Mezzacapo a ritagliarsi uno spazio professionale ed extragiudiziale come quello che emerge dalle intercettazioni. C’è quell’amicizia strettissima – ma i due erano anche soci – con Marcello De Vito. Un’amicizia che, a leggere ciò che scrive il gip di Roma che ha firmato l’ordinanza di arresto dei due, si è trasformata in un solido impegno comune per drenare soldi dai costruttori.
A tal punto che il gip ritiene ci fosse persino una sorta di società-cassaforte in comune, la Mdl srl, sul cui conto atterravano i soldi dei costruttori per i servigi resi. E’ questa la lettura che ne danno i magistrati che riconducono a De Vito e a Mezzacapo la società.

Non per niente una dei colloqui intercettati che più ha inguaiato i due è quello in cui il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito chiede di avere la sua parte di soldi e Mezzacapo gli consiglia di aspettare che termini il suo mandato per evitare di esporre il sodalizio all’attenzione degli investigatori. Una cautela che a De Vito sembra mancare. Forse teme che, a un certo punto, Mezzacapo possa non riconoscergli quanto gli spetta.

Certo è che Mezzacapo riesce a inserirsi – non è ancora chiaro come – fra i 23 studi legali che si occupano delle consulenze esterne di una delle più ricche utilities romane, l’Acea.
Ottiene vari incarichi fra recupero crediti e atti di opposizione per centinaia di migliaia di euro.
Repubblica ricostruisce la tela di interessi fra lo studio legale Mezzacapo di via Col di Lana 22, alle spalle della Rai, nel quartiere Prati, e Acea che da vari incarichi all’avvocato fra il dicembre 2017 e il gennaio 2019, quindi qualche mese fa: atto di opposizione di Acea Ato2 contro la Beton Ostiense, atto di opposizione di Acea Ato2 contro P Hotel srl, atto di citazione di Acea Energia verso Ruggeri Francesco e Sergio, recupero crediti da 70.000 euro verso G.A.R. e un altro recupero crediti verso altre aziende. Un bel gruzzolo che arricchisce i conti del legale.

Acea nega le circostanze rivelate da Repubblica e ridimensiona il ruolo di Mezzacapo come consulente per gli incarichi ricevuti: «non sono significativi né per numero né in riferimento all’ammontare dei crediti complessivi – dicono da Acea annunciando azioni legali – A tal fine, vogliamo sottolineare come l’intera attività giudiziale di recupero crediti del Gruppo è oggi gestita da ben 23 diversi studi legali, ai quali vengono applicate le stesse condizioni generali mediante convenzioni quadro».

Da piazzale Ostiense respingono con forza anche la ricostruzione di Repubblica secondo cui il trio Mezzacapo-Parnasi-De Vito abbia sfruttato le proprie entrature in Acea e, in particolare, gli ottimi rapporti con l’attuale Amministratore Delegato, Donnarumma, nominato nella partecipata del Campidoglio dai grillini nel 2017 , per spostare la sede della Utility dallo storico palazzo a un edificio del compendio immobiliare all’interno del business park che dovrebbe vedere la luce nell’area del futuro stadio della Roma.

Scrive in un messaggio su Watsapp, Mezzacapo a Parnasi: «Stefano Donnarumma è un caro amico e un bravo manager. Magari una di queste sere organizziamo una cena insieme». Secondo Repubblica quella cena serve per parlare di quel business che sta tanto a cuore a Parnasi il quale vedrebbe, così, un pezzo del futuro patrimonio immobiliare già venduto o affittato, almeno sulla carta.

E, in effetti, nelle conversazioni intercettate dagli investigatori, la questione ricorre più volte, sviscerata anche nei dettagli fra Parnasi e Mezzacapo. «C’è consenso, c’è un consenso» esulta Mezzacapo al quale Parnasi replica «Allora qui lo stadio bisogna farlo molte bene! Acea diventa il trader principale del progetto, e diventa una società che ha importanza. Però su questo tema è importante che venga coinvolta anche la sindaca».

L’interessamento dei due – e, forse anche tre o quattro visto che Repubblica cita lo stesso Donnarumma e anche Lanzalone, l’avvocato consulente dei grillini poi arrestato – si spinge fino al punto, scrive il quotidiano, di presentare al Consiglio di Amministrazione di Acea «un piano per spostare la direzione generale dell’azienda a Tor di Valle, sui terreni di Parnasi».

«Mai – reagisce Acea – un Consiglio di Amministrazione dell’azienda ha esaminato o discusso di un qualsivoglia documento o piano (peraltro inesistente) “per spostare la direzione generale dell’azienda a Tor di Valle, sui terreni di Parnasi”. Tutte falsità. Come lo sono – aggiungono dai piani alti dell’Utility capitolina – quelle che attribuirebbero ai due “soci privati” una qualsiasi azione in Cda volta a fermare un piano che, ribadiamo, non è mai esistito. Già una volta Repubblica Roma aveva scritto una simile fandonia che il Gruppo a suo tempo aveva prontamente e seccamente smentito».

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