I genitori di un bambino abusato da un prete accusano Papa Bergoglio: «Quante volte ti abbiamo scritto…»

sabato 2 marzo 17:31 - di Robert Perdicchi
bergoglio padre nostro

I genitori di Alessandro Battaglia, il giovane milanese che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, hanno scritto una lettera al Papa dai toni fortemente critici. Nella missiva, inviata all’Adnkronos, i genitori ripercorrono la drammatica vicenda del figlio: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”. Inizia così la lettera che Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, unitamente allo zio Giovanni, hanno scritto a Bergoglio per chiedere “a nome nostro e di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate” azioni concrete e tempi certi contro i preti pedofili.
Nella missiva, i genitori di Alessandro ricordano al Papa di essere stati a Roma nei giorni del summit e di avere seguito tutto quello di cui veniva discusso: «Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci».
Cristina ed Ettore Battaglia ricordano al Papa di avere scritto altre volte ma di non avere mai ricevuto risposta: «Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro».
I genitori di Alessandro ricordano il contenuto del discorso del Papa al termine del summit con i capi della Chiesa e osservano: «Caro papa Francesco nel nostro caso la chiesa Ambrosiana ha fatto di tutto: non solo per non consegnare il prete alla giustizia, ma nemmeno aveva avviato il processo canonico, pur sapendo del presunto abuso già nel dicembre 2011. Solo dopo quattro anni, nel 2015, avvierà il processo canonico di cui ancora noi non sappiamo nulla. Altro che ‘trasparenza’ da voi discussa un giorno intero durante il summit! Altro che “non si risparmierà mai!”».
«Caro papa Francesco, – chiedono ancora i genitori di Alessandro nella lettera – ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un vademecum per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire? Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore».

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