Graziani, per il museo di Affile condanna confermata ma il Pd gli può dedicare un parco pubblico…

domenica 17 marzo 18:10 - di Ignazio La Russa
La Corte d’Appello di Roma ha confermato incredibilmente la condanna per il sindaco di Affile e dei due suoi assessori colpevoli di avere, sette anni fa, deliberato di dedicare a Rodolfo Graziani nato in quel paese, un piccolo “museo del soldato”, addirittura finanziato allora dalla Regione Lazio. L’unico riferimento a Graziani nello spazio di totali mq 36 ( dicesi
trentasei) è solo una piccola foto in abiti borghesi, accanto alle foto di altri soldati di Affile della Prima e Seconda Guerra mondiale. In tutti questi anni, mai sono stati segnalati occasioni di un qualsivoglia accostamento del museo con iniziative nostalgiche e agli atti, i carabinieri (che il sindaco aveva invitato e voluto all’inaugurazione al pari delle altre autorità) documentano che non vi fu il minimo accenno al ventennio. La difesa ha inutilmente ricordato che Graziani fu un valoroso soldato già nella Prima Guerra mondiale e che, nel dopoguerra, fu Presidente del Msi, partito presente in Parlamento. Che sarebbe stato impensabile per il suo paese natale censurare il suo soldato più conosciuto e che anche D’Annunzio, Marconi, Gentile, per citarne solo tre, sono stati esponenti fascisti (come lo stesso Nobel Dario Fo soldato della Rsi ) eppure nessuno pensa di processare e condannare chi ne ricorda la vita e le opere. Niente da fare. Tutti gli argomenti difensivi, anche quelli squisitamente giuridici, non sono stati ascoltati: la condanna “politica” del tribunale di Tivoli rispondeva ai canoni del “politically correct ” e la conferma  della Corte è arrivata puntuale. Nessuna meraviglia, si potrà dire, e invece no. Vi è di più. E, giuro, verissimo: a soli pochi km da Affile, il comune di Filettino governato da un sindaco del Pd, ha addirittura INTITOLATO con tanto di apposita targa, un intero PARCO PUBBLICO a Rodolfo Graziani con tanto di sue interviste e benedizioni della giunta di sinistra. Ma per loro, targati Pd, nessuna denuncia dell’ ANPI, nessun processo e per fortuna nessuna condanna. Misteri dell’Italia repubblicana e antifascista.
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