Genova, pena dimezzata a uxoricida: la moglie lo illuse, aveva ancora l’amante

mercoledì 13 marzo 16:36 - di Roberto Frulli
Javier Napoleon Pareja Gamboa_foto_Facebook

L’8 aprile 2018, l’ecuadoregno Javier Napoleon Pareja Gamboa, operaio edile di 52 anni, spinto dalla gelosia, uccise a coltellate la moglie, la badante Angela Jenny Coello Reyes, nella loro abitazione di via Fillak a Genova, dopo aver scoperto che la donna gli aveva mentito e che non aveva abbandonato il suo amante, come gli aveva promesso.
Ora sono uscite le motivazioni della sentenza firmata a dicembre 2018 dai giudici di Genova che hanno condannato Gamboa, che aveva scelto il rito abbreviato, a 16 anni a fronte di una richiesta del pm genovese a 30 anni: la pena richiesta dall’accusa nei confronti di Javier Napoleon Pareja Gamboa è stata quasi dimezzata dalla Corte perché l’ecuadoregno, così hanno scritto i giudici motivando l’attenuante, era stato spinto «da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento».

Una sentenza, quella di Genova, praticamente identica a quella emessa il 5 marzo scorso dalla Corte di appello di Bologna che ha quasi dimezzato la pena a Michele Castaldo, 57 anni, di Cesena, l’omicida della moldava 46enne Olga Matei con cui aveva una relazione da un mese.
Castaldo strangolò Olga Matei a mani nude, il 5 ottobre 2016 a Riccione e i giudici che gli hanno fatto lo sconto di pena hanno ritenuto che l’uomo avesse diritto a un’attenuante perché travolto dalla gelosia e, quindi, «in preda a una tempesta emotiva». Di qui la condanna a 16 anni di carcere anziché dei 30 richiesti dal pm.

La stessa pena decisa dai giudici genovesi per Javier Napoleon Pareja Gamboa, giacché, come per Michele Castaldo, il pubblico ministero – in questo caso genovese – aveva chiesto una pena a 30 anni.

Secondo i giudici di Genova, Angela aveva «illuso e disilluso» Javier Napoleon Pareja Gamboa dicendogli che aveva lasciato l’amante mentre non era vero e il marito lo scoprirà molto tempo dopo maturando quel «misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento».
Ma non è solo questo, ovviamente.
«Di fronte alla minaccia», scrivono i giudici genovesi motivando le attenuanti generiche concesse all’assassino, la donna «provoca e istiga il marito a colpirla accusandolo di non essere abbastanza uomo da farlo». Gamboa, che impugna il coltello, la colpisce al petto 24 volte.

«L’uomo – aggiungono i giudici di Genova – non ha agito sotto la spinta della gelosia ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contradditorio,  che lo ha illuso disilluso allo stesso tempo»: Gamboa ha colpito Angela «sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile».

I due litigavano spesso e, in un caso, lui l’aveva picchiata e poi ferita con un coltello. Si erano lasciati e Gamboa era ripartito per l’Ecuador ma era tornato in Italia dopo che lei gli aveva chiesto di riprovare a stare insieme assicurandogli di aver lasciato l’amante. Ma poi l’operaio edile aveva scoperto che non era vero, che i due si frequentavano ancora. Di qui quel «misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento» che lo aveva spinto a colpire ripetutamente Angela.

«Questa era la cronaca di una morte annunciata, arrivata al culmine di un percorso di sofferenze inflitte dal marito per anni – dice l’avvocato Giuseppe Maria Gallo, legale dei familiari di Jenny Reyes – E’ stato riesumato il delitto d’onore anche se nessuno lo dice. Fondamentalmente siamo ad una riesumazione del delitto d’onore. Di fatto gli effetti che ha prodotto questa sentenza sono quelli».

Gallo entra nei dettagli tecnici per spiegare cosa ha portato i giudici a dimezzare la pena: «C’è un abbattimento della pena equiparabile alla seminfermità mentale ma non è questo il caso. Dopo aver ucciso la moglie l’uomo le ha rubato cellulare per cancellare gli sms inviati tra loro, poi la borsa e una scheda ».

«Indubbiamente – aggiunge ancora il legale – sono state date circostanze attenuanti generiche ed è in questo che consisterebbe la “tempesta emotiva” che il giudice genovese non definisce così ma è quella che ha prodotto l’abbattimento della pena insieme al rito abbreviato».

Mentre familiari e parti civili, di fatto, non possono impugnare la sentenza, ad oggi non sono arrivati ricorsi dalla Procura di Genova alla decisione dei giudici genovesi.

«Le nostre richieste economiche come parte civile sono state accolte – spiega l’avvocato Gallo – ma l’imputato non potrà risarcire neanche un euro. Sono accolte ma virtualmente. In più ci tolgono linfa per produrre un appello perché l’accoglimento integrale ci preclude la possibilità di impugnare non avendo titolo giuridico per farlo».
«Ho sollecitato anche il pm ad appellarsi a questa sentenza – rivela il legale dei familiari di Jenny Reyes – Il termine scade il 21 marzo ma il pm stesso, su istanza della difesa, ha già comunicato che non impugnerà».

«Non ho parole – dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini – Non c’è delusione o gelosia che possa giustificare un omicidio. Chi ammazza in questo modo deve marcire in galera».

«Non commento le sentenze – commenta il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – L’unica cosa che posso dire è ribadire l’impegno del mio ministero e del governo per portare avanti leggi che possano garantire a una donna che ha subito una violenza di vedersi riconoscere all’interno dei Tribunali una giustizia piena. C’è un impegno concreto sulla legge sul codice rosso, ci stiamo confrontando con le altre forze politiche per arrivare a un’approvazione celerissima di questa legge».

 

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