Galantino (M5S): io sto con De Vito, gogna vergognosa. I grillini: allora vattene con il Pd

mercoledì 20 marzo 14:49 - di Eugenio Battisti

Si chiama Davide Galantino. È l’unica nota stonata in casa grillina dopo gli arresti di Marcello De Vito. L’unico a disobbedire alla linea dura di Di Maio, che a tempo di record ha messo alla porta il presidente dell’aula capitolina accusato di tangenti per lo scandalo dello stadio della Roma nel tentativo disperato di non insozzare la verginità del “movimento dell’onestà”.

Quella di Galantino, deputato 5Stelle alla prima legislatura, è una difesa a tutto campo di “mister preferenze”, definito un uomo «che è in carcere e non può difendersi», e un’accusa pesante all’establishment giustizialista che si è precipitato a prendere le distanze dall’ arrestato. Il supergarantismo a tutto campo del deputato pugliese (anche nei confronti di Zingaretti) è inaccettabile per lo Stato maggiore del partito senza macchia e senza paura, che gli consiglia di cambiare casa politica.

«È una gogna vergognosa. Siamo tornati al Medioevo… Solidarietà per un uomo che non può difendersi – dice Galantino, intervistato dalla Adnkronos, alla notizia dell’espulsione del numero due del Campidoglio –  questa mattina ho la nausea. Non certo per l’arresto di Marcello De Vito, chi lo conosce tra noi lo descrive come un incorruttibile. Ho la nausea per l’accanimento di certi soggetti…». Il riferimento è alle parole del “capo” Di Maio, che si è assunto la responsabilità della cacciata della mela marcia, e alla corsa al processo partita dai dirigenti pentastellati in linea con la radicale presa di distanza del vicepremier 5Stelle.

«Eppure – continua il grillino eretico –  De Vito è già fuori dal M5S, senza che si sia nemmeno difeso, senza che il collegio dei probiviri si sia pronunciato. Magari è in carcere per errore ma è già stato messo alla gogna, come Zingaretti». Per il deputato pugliese, 40 anni, primo militare eletto in Parlamento, è stato un errore anche attaccare il neosegretario del Pd per la vicenda dei presunti finanziamenti illeciti raccontata da L’Espresso. «Bisognava aspettare prima di parlare. Alla fine si tratta, per il momento, di voci di corridoio».  I movimento, invece di arroccarsi, dovrebbe aprire una riflessione al suo interno sul garantismo: «Penso che il M5S non debba sostituirsi alla magistratura. Quando si diffondono certe informazioni si influenza l’opinione pubblica e si mette alla gogna non solo colui che si presume abbia commesso il reato ma anche la famiglia e le persone che lo circondano. Non condivido tale metodo».

Parole come pietre che potrebbero costargli l’espulsione. «Il deputato Galantino può andare nel Pd, anzi lo invitiamo proprio ad andare nel Pd, o in Forza Italia, insomma in qualsiasi altro posto che non sia il Movimento 5 Stelle», si legge in una nota ufficiale del partito, «sono partiti dove i propri indagati e i propri arrestati vengono protetti, tutelati, a volte persino coperti. Noi siamo un’altra cosa, abbiamo il nostro dna che si fonda su un principio molto chiaro: la questione morale. Se Galantino è contrario a questi principi è contrario al Movimento 5 Stelle stesso, quindi può farsi da parte. Per coerenza, visto che è stato eletto con i voti del Movimento 5 Stelle conoscendo prima ancora di candidarsi i nostri valori, si può dimettere. Nessuno se ne risentirà».

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